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dic 27, 2009
Ale
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Pittura fotografia film

“Nondimeno a me sembra assolutamente necessario collaborare alla configurazione del proprio tempo con mezzi attuali.”
LASZLO MOHOLY-NAGY, Pittura fotografia film, Einaudi, Torino, 1987, pag 8

Cosa ho trovato, ragazzi! Che fortuna, dopo questa possiamo chiudere! Ciao e grazie, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata amore mio …

E’ stato bello ragazzi ma tutto finisce prima o poi, solo l’amore è per sempre. Mamma butta la pasta ho l’oliva nel Martini.

Grazie Laszlo per il tuo nome e per avermi fatto capire quanto sia cambiato il mondo con la rottura del patto mimetico nell’arte, perché una mela non è più solo una mela. Apple ringrazia. Steve Jobs pure.

Tutto può essere trasformato, trasportato e traslato, se non fuori almeno dentro ciascuno di noi, nella nostra testa: e il coaching è questo, è prendere una risorsa, amplificarla ed utilizzarla dove ti serve.

Quante volte i miei clienti mi chiedono coaching per una cosa specifica e poi scopro che lo utilizzano con straordinario successo anche in un’altra cosa.

C’è chi mi ha chiesto ufficialmente coaching per guadagnare di più e poi ha utilizzato quelle risorse/conoscenze/abilità per sedurre la donna della sua vita.

Magico, ha tutta la mia stima: anche questo è il bello del mio lavoro.

dic 7, 2009
Ale
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Chiunque… intelligente

“Io sono Chiunque”, protestò Chiunque. “Ora voglio
essere qualcuno in particolare.”
“Oh”, disse Blink. “Posso capirti. Penso che dovresti
provare a essere un po’ di persone e forse ti faresti
un’idea di chi ti piacerebbe essere.”
”Non essere sciocco”, disse Chiunque. ”Nessuno
riesce a diventare chi gli piacerebbe essere. Una cosa
così non si è mai sentita. Devi essere qualcun altro,
così da poter desiderare di essere la persona che
vorresti essere. Se fossi la persona che volevi essere,
allora non vorresti essere quella persona, dunque io
devo essere qualcun altro.”
Blink si trovò d’accordo e ne rimase talmente
colpito che decise che di certo Chiunque doveva
essere qualcuno davvero intelligente. Fu così che
partirono con l’idea di provare a indossare l’identità
di ciascuno dei saggi del luogo.
RICHARD BANDLER, Il sogno di chiunque, Alessio Roberti Editore Srl, 2008, pagina 60

galleggiando

tra immaginazione e illusione

di Cristiana Giovanardi

dic 1, 2009
Ale

Una storia vera di uomini veri

“E se il signor Ouimet vincerà domani sarà perché è migliore, per quello che è adesso. Non per chi era suo padre, non per il denaro che ha, ma soltanto per quello che è.”
WALT DISNEY PRODUCTION, Il più bel gioco della nostra vita, Usa 2005, il campione professionista Harry Vardon

In ogni vita nascono quei momenti rivelatori dei nostri valori, in cui si può realmente conoscere il nostro livello di lealtà e di fedeltà verso i nostri compagni di viaggio, i nostri collaboratori, i nostri soci in affari.

In questi momenti le sirene suonano nel modo più seducente possibile la loro musica per confonderci e per indurci in tentazione, facendoci percepire un immediato vantaggio il cui prezzo è però il sacrificio dei valori più alti e delle relazioni più nobili.

In questi momenti ci giochiamo la nostra credibilità e il nostro futuro, un qualcosa che nella mia esperienza è direttamente proporzionale al nostro livello di lealtà e di fedeltà verso la parola data implicitamente o esplicitamente e la nostra missione e i valori con i quali viviamo.

Per il dilettante Francis Ouimet, incredibilmente in finale agli U.S. Open, questo momento arriva quando il presidente del Club, prima delle buche decisive, si avvicina a lui esortandolo a sostituire uno degli artefici del suo successo: il suo caddie Eddie, un bambino con il dono di credere per vedere animato solo da una profonda e sincera passione.

L’intento del presidente del Country Club è di salvaguardare l’etichetta e, sotto le mentite spoglie di un nobile gesto d’aiuto, di destabilizzare il ragazzino di umili origini Francis proprio per impedirgli il successo e il conseguente clamore che avrebbe potuto generare in un ambiente conservatore ed elitario come era quello del golf, riservato ai ricchi e ai nobili.

“Giovanotto, ne stavamo giusto parlando. I soci del club ritengono che oggi avrai bisogno di aiuto.” (dice il Presidente a Francis)

Che tipo di aiuto?” (risponde Francis)

“Secondo il regolamento il caddie è la sola persona che possa darti consigli. Una persona che conosca veramente bene il nostro campo.” (riprende il Presidente)

“Eddie sta facendo un ottimo lavoro.” (ribatte Francis)

“Oh, per l’amor del Cielo, Ouimet, questi sono gli USA Open, non un campionato per dilettanti.” (incalza il presidente)

“L’ha detto ad Eddie prima di parlare con me?” (indaga Francis)

“Non si può ragionare con un bambino così. Faremo una colletta e lo ricompenseremo generosamente, per quanto so la sua famiglia ne ha bisogno.” (insiste il Presidente)

“Non glielo permettere Francis, ti prego!” (interviene Eddie piangendo)

”Ehi, ehi, ehi, sicuro? Sai che non posso pagarti.” (gli risponde Francis)

“Non lo farei neanche per 10 dollari, neanche per 100.” (replica Eddie)

“Credevi che ti avrei sostituito?” (chiede Francis)

“Mi hanno detto che volevi farlo…” (confessa Eddie svelando il disonesto sotterfugio)

“Non ha importanza, non conta, tu e io siamo una squadra. Non spetta a loro decidere, chiaro? Ci vediamo fuori.” (lo rassicura Francis)

E mentre Eddie the Caddie esce fiero e felice con la sua sacca, Francis si rivolge al Presidente del Club chiudendo così la vicenda: “Non parlate mai più con il mio Caddie!”

Come in tutte le storie che ci incoraggiano a sognare Francis vince (1913 American hero), e vince grazie all’aiuto di Eddie, così quando viene portato in trionfo dalla folla festante rivolge il suo primo pensiero all’amico bambino che ha contribuito a realizzare il suo sogno di bambino: vincere gli U.S. Open nel campo in cui lavora da inserviente.

“Passate il cappello per Eddie .. Passate il cappello per Eddie ..” e così, invece di farsi egoisticamente ‘bello”, ringrazia nei fatti il suo amico raccogliendo i soldi per la sua famiglia indigente.

Questo è il primo vero guadagno di Eddie Lowery, che diventerà nella vita un multi-milionario proprio grazie alla sua attitudine a vivere le proprie passioni e i propri valori mettendoli davanti al profitto.

Francis Ouimet diventerà invece un grande uomo d’affari e  l’ambasciatore più ammirato del gioco del golf.

E comunque, Francis ed Eddie rimasero amici per tutta la vita.

nov 1, 2009
Ale
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Palline da golf

“Ecco il segreto, un colpo alla volta ..
Calma piatta e la buca è fatta ..
Se mi dai retta la buca è perfetta ..
Pioggia o vento sei sempre un talento ..”

IL PIÙ BEL GIOCO DELLA MIA VITA, Walt Disney Pictures,  2005, Eddie the Caddie

Di uno tra i miei film preferiti vi parlerò l’ 1 dicembre 2009 … Adesso voglio portare la vostra attenzione su un’email che ho da poco aperto per caso e che mi è stata spedita non a caso da una persona veramente importante per me.

Un grande maestro stava davanti alla sua classe e aveva alcuni oggetti sulla cattedra. Quando i ragazzi incominciarono a zittirsi, prese un grande contenitore vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf.

Chiese poi agli studenti se il contenitore fosse pieno e costoro risposero “sì”. Il maestro allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel contenitore. Lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti, tra le palline da golf.

Chiese di nuovo agli studenti se il contenitore fosse pieno e questi concordarono che lo era. Il maestro prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò, aggiungendola nel contenitore; ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno.

Chiese ancora una volta se il contenitore fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime  ”sì”. Il maestro estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e li versò nel contenitore, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia. Gli studenti risero.

“Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, “voglio che consideriate questo contenitore come la vostra vita.

Le palline da golf sono le cose veramente importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena.

La ghiaia sono le altre cose importanti, come il vostro lavoro, la casa, la macchina

La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.

Se voi mettete nel contenitore la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palline da golf.

Lo stesso vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono veramente importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità: giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia ed i genitori fin che ci sono; portate chi amate fuori a cena … E non solo nelle occasioni importanti! Dedicatevi a ciò che amate e alle passioni, tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.

Prendetevi cura per prima cosa delle palline da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità … Il resto è solo sabbia.”

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il maestro sorrise: “Sono felice che tu l’abbia chiesto. Serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita: ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico.”

Buon gioco

ott 27, 2009
Ale
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Orson Wells

“La tecnica? Non mi faccia ridere! Nel cinema, come in qualsiasi mestiere, la tecnica s’impara in quattro giorni. Difficile, invece, è come servirsene per fare dell’arte. Per questo occorrono anni …”
ORSON WELLS, Claudio M. Valentinetti, Editrice il castoro, Milano, 1993, pag 13

Ti adoro Orson e non finirò mai di ringraziarti per l’Otello! .. “io recito sempre la parte di capi, di persone che hanno qualcosa di smisurato: io devo essere sempre bigger then life, più grande della natura.”

Ti adoro Orson perché vivevi con grande consapevolezza il tuo dono, il tuo corpo e la tua personalità. “Non so perché ma i miei film sono tutti, in gran parte, una ricerca fisica.”   E infatti le Desdemona diventavano tutte tue amanti.

Ti adoro Orson perché vivevi smisuratamente l’amore anche nella vita dando una visione  alla passione che per sua natura è commozione, un’emozione totalizzante che può essere messa in forma e gestita con l’arte.

L’arte di migliorarsi, di crescere, di divertirsi ricercando l’eccellenza anche nel lavoro dove spesso, invece, mettiamo le nostre attenzioni sulla tecnica dimenticando che c’è un qualcosa di molto più importante a monte dell’uomo del monte.

Nel mio lavoro tutto questo si chiama attitudine, intesa come il modo di porsi verso gli altri, verso la vita e verso l’universo. Ed è ciò che fa la differenza.

Conoscere alla perfezione una tecnica per cambiare un comportamento e non avere la giusta attitudine è come comprare una Ferrari e andarci sempre in giro in prima. Impensabile per Orson!!!

Buon viaggio

ott 1, 2009
Ale
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Namasté, you are welcome here!

“Quando facciamo brillare la nostra luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Nel momento in cui ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza libera automaticamente gli altri.”
Marianne Williamson citata da Nelson Mandela
ROBERT DILTS, Il manuale del Coach, Alessio Roberti Editore, Bergamo, 2003, pag. 193

Nelle lingue e nelle culture del mondo ci sono parole ed espressioni che sanno trasmettere un semplice messaggio di saluto (Namasté) o di ringraziamento (you are welcome!) in modo straordinario, fornendoci una visione più grande dell’universo, delle relazioni e soprattutto di noi stessi.

Queste parole ed espressioni contengono infatti un messaggio di Sponsorship, ossia di promozione dell’identità unica di una persona, intesa come quello che ci distingue e quello che siamo o pensiamo di essere.

A questo proposito, qualche tempo fa incontrai per motivi di lavoro un appassionato di sport, di montagna e di cultura nepalese che mi salutò dicendomi Namasté.

Inizialmente rimasi sorpreso soprattutto per il modo in cui me lo disse. Poi, per non dare a vedere la mia ignoranza, risposi anch’io Namasté facendo un piccolo inchino col capo.

Appena tornato a casa andai subito su internet per ricercare il significato profondo di questo saluto, originario dell’India e del Nepal, che viene usato quando ci si incontra e quando ci si lascia.

Con grande sollievo scoprii che viene accompagnato dal gesto di congiungere le mani (unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte) e al contempo da un leggero inchino col capo. Wow!

La parola Namasté dal sanscrito significa infatti “mi inchino a te” essendo composta da Namas (inchinarsi) e Te (a te).

Più estesamente Namasté significa saluto la divinità che è in te, che unito al gesto di unire le mani e chinare il capo trasmette questo messaggio: “unisco il mio corpo e la mia mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te.”

Interessante come modo di salutarsi …
In una sola parola c’è una meravigliosa Sponsorship dell’identità della persona che vedo, riconosco e saluto.

Passiamo adesso ai ringraziamenti …

Qualche tempo fa, mentre lavoravo con un’atleta della nazionale statunitense di volley, in risposta ad un mio Thank you ricevetti un fantastico you are welcome!

E ancora una volta quello che mi colpì veramente fu il modo in cui me lo disse perché significava qualcosa di molto più grande rispetto ad un semplice prego.

Tu sei il benvenuto qui è infatti un meraviglioso modo per ringraziare e accogliere una persona e come ogni messaggio di Sponsorship genera una risposta emozionale fortissima nella stessa direzione.

La convinzione di essere le benvenute fa sentire le persone a proprio agio e genera un senso di lealtà, così come il sentire l’appartenenza a un’organizzazione sociale o professionale crea un senso d’impegno e di responsabilità verso la stessa (azienda, squadra, gruppo, compagnia, famiglia).

Ecco la meraviglia e l’importanza della Sponsorship che nel Coaching è nota come uno speciale tipo di relazione che incoraggia la crescita e il cambiamento a livello d’identità. Identità intesa come la percezione di sé stessi relativamente al proprio scopo, ruolo, missione nel mondo.

Proprio la nostra percezione dell’identità organizza i nostri valori, le nostre convizioni, le nostre capacità, i nostri comportamenti e anche il nostro ambiente in un sistema che diventa il nostro sistema.

E proprio attraverso il nostro sistema noi percepiamo il mondo in un certo modo, più o meno funzionale per noi. Possiamo pensare di essere giovani o vecchi, di essere grandi o piccoli, di essere intelligenti o stupidi. E tutto verrà di conseguenza.

Ecco perché ogni cambiamento veramente significativo è un cambiamento a livello d’identità, perché dalla percezione di quello che siamo dipende il modo e il mondo in cui viviamo.

Namasté, you are welcome here!

set 27, 2009
Ale
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Nulla succede per caso

“Vi invito tutti a ricordare alcune delle storie qui raccolte e di essere aperti alla possibilità che quest’incontro casuale, questo evento accidentale, si riveli come momento di svolta nella storia che viviamo quotidianamente.

ROBERT H. HOPCKE, Nulla succede per caso, Mondadori, Milano, 1998, pag 269

Non so te ma la mia vita è piena di quelle coincidenze che ti cambiano la vita, di quei fatti sincronici che una volta riconosciuti ti portano nella direzione giusta.

Mentre bighellonavo tra una sessione e l’altra nel mio studio ecco che il mio sguardo nota casualmente questo libro come fosse attratto da qualcosa di magico, da un incantesimo harrypotteriano, da ciò che vi è di più seducente al mondo.

Aperto per caso comincio a leggere e mentre leggo nasce in me l’idea di moltiplicare con te in questo blog tutte quelle aperture che hanno un senso speciale e che ci danno qualcosa d’importante.

Voglio trovare un senso, un senso a questa voglia …” e augurandomi che tutto ciò, in accordo con la mia mission, possa contribuire a creare valore anche nella tua vita, sei benvenuta/o e ti invito a vivere questo blog nei modi e nelle forme che vuoi.

Pagine:«12

Alessandro Vianello

Si ottengono i migliori risultati quando si lavora bene sull'ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione.

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