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feb 1, 2012
Ale

Leadership Coach Alessandro Vianello

“Tutto nasce e tutto termina con la leadership.”
JOHN MAXWELL, Le 21 Leggi fondamentali del leader, Piero Gribaudi Editore, Milano

Coach Alessandro Vianello Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

ale1coach@gmail.com

dic 27, 2011
Ale

Alessandro Vianello golf mental coach

“Performance is about getting the ball in the hole.”

Partire dal gioco per finire nel gioco. Sempre.
Tutto quello che è fuori dal modello prestativo del gioco è inutile.

Coach Alessandro Vianello Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

set 1, 2011
Ale

Obiettivo Coach Alessandro Vianello

Una volta stabiliti, è sempre meglio dichiarare i propri obiettivi alle persone vicine così potranno aiutarti a raggiungerli. Ecco uno dei miei obiettivi:

Fare tutto il possibile per essere il responsabile delle risorse umane (il Coach) di un grande club di calcio divertendomi e lavorando con lo staff dirigenziale, con la prima squadra, con il settore giovanile e con le fondazioni benefiche della società stessa in favore dei bambini entro il 31-12-2016.

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa

ago 27, 2011
Ale

Coach Norvegia Olimpiadi insieme

Con grande attenzione e commozione ho seguito la risposta del popolo Norvegese al folle omicida che ha sconvolto il paese e l’Europa il mese scorso. E non mi ha sorpreso per niente la compostezza, la civiltà e la saggezza di un paese che ho conosciuto durante il mio Erasmus ad Oslo nel 1994, in coincidenza con le Olimpiadi invernali di Lillehammer.
Ricordo un gran freddo, tantissima neve, la meraviglia del paesaggio e il senso civico diffuso di un intero popolo, a cui noi italiani dovremmo spesso ispirarci.

Ed ecco il discorso pubblico di Haakon Magnus, principe ereditario di Norvegia, il 25 luglio 2011, quando tutta la Norvegia in lutto manifestava unita per strada:

Questa sera le strade sono piene d’Amore…

Abbiamo scelto di rispondere alle crudeltà con la vicinanza.
Abbiamo scelto di rispondere all’odio con l’unità.
Abbiamo scelto di mostrare ciò che rappresentiamo.

La Norvegia è un paese in lutto. E un pensiero va a chi ha subito una perdita. A chi ha fatto uno sforzo eroico per salvare delle vite umane e ripristinare la nostra sicurezza e ai nostri leader che sono stati sottoposti a delle difficilissime prove negli ultimi giorni.

A chi è rimasto a Utøya, e al governo che sono stati bersagli di terrore, ma questo riguarda tutti noi. In modo terribile e chiaro, abbiamo visto quale impatto possano avere le azioni di un individuo.

Questo ci ha mostrato anche quanto siano importanti gli atteggiamenti che ciascuno di noi ha, quanto sia importante ciò che scegliamo per costruire la nostra vita, e quanto della nostra vita scegliamo di spenderla per il bene degli altri e della comunità in cui viviamo.

Dopo il 22 luglio, non dovremo mai più permettere a noi stessi di credere che il nostro punto di vista e le nostre opinioni siano irrilevanti. Ma dovremo affrontare ogni giorno, pronti a combattere per quella società aperta e libera a noi tanto cara. Cari giovani: Voi siete la nostra bussola, il nostro coraggio e la nostra speranza. Siete voi che darete forma e determinerete quale Norvegia avremo nei prossimi anni. Ognuno di voi non ha prezzo. E noi abbiamo perso molto. La Norvegia che vogliamo, nessuno sarà in grado di togliercela.

Questa sera le strade sono piene d’amore…

Siamo di fronte ad una scelta. Non possiamo annullare ciò che è stato fatto. Ma possiamo scegliere cosa faremo per noi come società e come individui. Possiamo scegliere che nessuno ha bisogno di stare in piedi da solo. Possiamo scegliere di stare insieme. Spetta a ciascuno di noi ora. Spetta a voi e a me.

Insieme abbiamo un lavoro da fare.

E’ un lavoro che va fatto intorno a un tavolo da pranzo, in mensa, nelle organizzazioni, nel volontariato, da uomini e donne, nei piccoli centri e nelle città. Avremo una Norvegia in cui vivremo insieme con la libertà di pensare al di là di noi stessi, dove le differenze saranno viste come opportunità, dove la libertà sarà più forte della paura.
Questa sera le strade sono piene d’amore…
..
Come Coach uso spesso queste parole: possiamo scegliere di stare insieme .. insieme abbiamo un lavoro da fare .. e ora queste parole hanno un senso ancora più grande e profondo per tutti perché questa sera le strade sono piene d’amore… Grazie Norvegia :)
..
Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

ago 1, 2011
Ale

coach smettere fumare neurotrasmettitori bupropione

Liberamente tratto da MALCOLM GLADWELL, Il punto critico, Rizzoli, Milano, 2000

Bupropione … Il nome è divertente, un incrocio tra il butano, proprio e un procione … ma la cosa bella è che questo farmaco antidepressivo può aiutare i tabagisti a liberarsi dalla dipendenza dalla nicotina …
Sembra infatti esserci un legame molto forte tra la depressione e il fumo.
Sappiamo che i neurotrasmettitori serotonina, dopamina e noradrenalina regolano l’umore e contribuiscono alle sensazioni di fiducia, di padronanza di sé e di piacere.
Molti farmaci antidepressivi stimolano il cervello a produrre serotonina. La nicotina ha lo stesso effetto su altri due neurotrasmettitori: la dopamina e la noradrenalina.
La dipendenza dalla nicotina ha quindi in sé un effetto antidepressivo. Il punto debole del fumo sembra essere proprio questo: se è possibile guarire i fumatori dalla depressione si rende il loro vizio di fumare molto più vulnerabile. Scopriamo perché …
La dopamina rilasciata dalla nicotina finisce nella corteccia cerebrale prefrontale, ossia nel centro cerebrale del piacere, quello che la gente ritiene responsabile dell’appagamento, del senso del benessere associato al fumo: è questa una delle ragioni per cui è così difficile smettere di fumare. La nicotina aumenta anche il livello di noradrenalina, perciò quando si cerca di smettere di fumare, riducendo l’assunzione della prima,  diminuisce anche la seconda e si diventa agitati e irritabili.
Il bupropione agisce in due modi: aumenta la quantità di dopamina, di modo che i fumatori non sentano il desiderio di fumare, e sostituisce una parte della noradrenalina, evitando l’agitazione e i sintomi d’astinenza.

Vediamo un po’ di numeri … Studi effettuati rivelano che il 23% quelli che avevano frequentato un corso di sostegno contro il fumo parallelamente all’assunzione di un placebo smise di fumare dopo 4 settimane. Corso più cerotto alla nicotina il 36% dopo un mese. Bupropione il 49%. Bupropione più cerotto il 58%.
Quello che è interessante notare è che gli antidepressivi che stimolano la produzione di serotonina non aiutano i fumatori a smettere. In poche parole non basta migliorare l’umore: è necessario farlo nello stesso modo in cui lo fa la nicotina e solo il bupropione sembra esserne capace.

Morale? i sistemi si cambiano sempre dall’interno.

Coach Alessandro Vianello Life Business Sport Belluno Modena Milano Italia Europa

lug 1, 2011
Ale

Coach Alessandro Vianello contagio emotivo vettore

Se consideriamo l’emozione come qualcosa che muove dall’esterno verso l’interno, e non in senso contrario, è possibile comprendere come determinate persone riescano ad avere un’enorme influenza sulle altre. Alcuni di noi, dopo tutto, sono molto bravi ad esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti, il che significa che sono emotivamente molto più contagiosi di altri.
Gli psicologi definiscono queste persone “vettori”, uomini dalla personalità e dalla psicologia particolare. Considerando poi che gli esperti nello studio dell’espressione del volto riferiscono che tra una persona e l’altra ci sono differenze enormi nella posizione dei muscoli facciali, nella loro forma e persino, sorprendentemente, nel prevalere di un tipo di muscoli sull’altro, il gioco è fatto.
Il contagio emotivo non è una malattia, ma il meccanismo è identico. Ci sono i portatori sani, persone infettate dal virus, ma che non manifestano i segni della malattia, e i portatori malati, persone particolarmente suscettibili, che vengono facilmente contagiate e che si ammalano.
I vettori propongono una forma di persuasione che va dall’esterno all’interno, un gesto esterno che influenza una decisione interiore.
MALCOLM GLADWELL, Il punto critico, Rizzoli, Milano, 2000, pag 100-103

Buon divertimento :)
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Belluno Modena Italia Europa

giu 27, 2011
Ale

Coach Alessandro Vianello contagio emotivo sorriso

Nel loro eccellente libro Il contagio emotivo, gli psicologi Elaine Hatfield e John Cacioppo e lo storico Richard Rapson sostengono che la mimica è uno dei mezzi con i quali ci contagiamo reciprocamente le emozioni. In altre parole, se io sorrido, voi mi vedete e sorridete in risposta, anche se faccio solo un microsorriso che non dura più di alcuni millesimi di secondo; non si tratta solo del fatto che mi state imitando o state enfatizzando il mio gesto: può essere persino un modo in cui io trasmetto a voi la mia felicità.
L’emozione è contagiosa. Questo, in un certo senso, è assolutmente intuitivo. Tutti noi abbiamo sperimentato che ci si sente meglio se si sta vicino a qualcuno di buonumore. Se ci pensate bene, però, si tratta di un’idea che ha implicazioni radicali.
Normalmente pensiamo all’espressione del nostro volto come al riflesso di uno stato interiore. Mi sento felice quindi sorrido; mi sento triste, quindi sono accigliato. L’emozione muove dall’interno all’esterno.
Il contagio emotivo, però, suggerisce che è vero anche il contrario. Se riesco a farvi sorridere, riesco a farvi felici, se posso farvi aggrottare la fronte, posso rendervi tristi. L’emozione in questo senso, muove dall’esterno all’interno.
MALCOLM GLADWELL, Il punto critico, Rizzoli, Milano, 2000, pag 100

Buon divertimento :)
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Belluno Modena Italia Europa

giu 20, 2011
Ale

Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno il Veses

Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la trascrizione dell’intervista sul Coaching alla rivista “il Veses“, finestre sulla Val Belluna, all’interno del numero di maggio 2011, realizzata in occasione del laboratorio di comunicazione Per i nostri figli (Sedico – BL), firmata Lucia De Bona & Silvia Pierobon.

INTERVISTA A VIANELLO
Un coach per imparare a comunicare e relazionarsi con gli altri

Il Palazzo dei Servizi di Sedico ha ospitato, i primi due lunedì di aprile, un laboratorio di comunicazione tenuto dal coach Alessandro Vianello, esperto di coaching, leadership, team and staff building, gestione del cambiamento, programmazione neuro-linguistica, comunicazione adulto-bambino.

Quanti titoli! Puoi spiegarci in concreto in cosa consiste il tuo lavoro?
Il mio lavoro consiste nel trasformare obiettivi in risultati, cosa che può essere applicata alle persone comuni, alle aziende o agli sportivi che hanno un proprio obiettivo da raggiungere. Il cuore della mia attività è il coaching. “Coach” in inglese è la vettura, quindi un coach è la persona che ti aiuta ad arrivare dove vuoi, guidandoti e il suo lavoro è favorire dei processi che sono già in atto e renderli più veloci, suggerendo delle strade per arrivare al risultato. Per me lacosa più importante del coaching è stabilire un’alleanza con la persona o con il gruppo di persone con cui lavora; si tratta di creare un rapporto di fiducia dove il passo principale è stimarsi, una delle condizioni base per percorrere un viaggio insieme. Il coach è un viaggiatore che va dove ci sono dei progetti da portare avanti, per questo bisogna essere molto flessibili nel mio lavoro.
Tu hai una laurea in architettura, ma ti occupi di comunicazione: come sono collegate le due cose e cosa ti ha portato a scegliere questo percorso dopo gli studi?

Non ho avuto subito le idee chiare su cosa volevo fare, nella mia vita ho sempre seguito l’istinto, la parte passionale. Mi sono diplomato in ragioneria, mi sono laureato in architettura, ho fatto l’allenatore di pallavolo e poi sono approdato al coaching. Come dice Steve Jobs, creatore di Apple, “non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirvi guardandovi indietro. Così dovete avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.” Quindi sto scoprendo solo adesso, che ho quasi 40 anni, di aver fatto un percorso in realtà molto coerente.
Per quanto riguarda il collegamento tra architettura e comunicazione, la mia tesi di laurea partiva proprio dal presupposto che l’architettura fisica e costruita, insieme a tutto ciò che è comunicazione visiva o ambientale, determina poi i comportamenti delle persone. A questi risultati sono arrivato dopo un periodo di gestione di un centro giovani, osservando come gli allestimenti a livello spaziale provocano cambiamenti nelle risposte emozionali e comportamentali dei ragazzi.
Una delle cose in cui credo di più è che per realizzare grandi risultati sia importante lavorare bene su tre aspetti: l’ambiente, che è il contesto fisico in cui agisco, le relazioni con le persone che entrano in relazione con me e la prestazione, cioè il saper svolgere bene il proprio ruolo.
È cambiata la tua vita da quando sei coach?

Tantissimo! Sono cambiate le mie risposte emozionali perché lavorando a stretto contatto con le persone hai l’opportunità di dare un contributo importante alla loro vita. È una grande soddisfazione sul piano umano vederle raggiungere quello che desiderano, si crea qualcosa di magico che dura per sempre.
Quali sono gli obiettivi che ti poni nel coaching?

Raggiungere gli obiettivi della persona che mi sceglie e nel farlo penso sia fondamentale l’approccio, che deve essere di divertimento e partecipazione attiva.
Quando lavori con una persona ti poni di raggiungere il suo obiettivo in un tempo prestabilito?

Proprio perché l’obiettivo è posto dalla persona questa determina anche i tempi per raggiungerlo. Ci sono degli obiettivi a cui si può arrivare in tempi relativamente brevi e ce ne sono altri a media-lunga scadenza, per il cui ottenimento si può impiegare anche un anno o più. Il coaching è un processo generativo, c’è bisogno di cominciare un percorso e poi di alimentarlo; una singola sessione non è coaching, anche se può essere molto utile perché può dare delle risposte di cui la persona ha bisogno.
Che tipi di cambiamenti innescano i tuoi insegnamenti in chi ti segue?

Cambiamenti a livello d’identità, cioè di quello che le persone sono o pensano di essere. I grandi risultati avvengono sempre con un salto di qualità a livello di autostima e di consapevolezza di se stessi.
Perché è così importante la comunicazione?

Perché ti permette di scambiare con gli altri e, nel momento in cui riesci a costruire un ponte comunicativo con le persone, riesci a godere di quello che possono darti e riesci tu a dare a loro tantissimo, quindi comunicare è un presupposto per crescere insieme. La comunicazione è tutto perché tutto è comunicazione. È impossibile non comunicare, quindi è importante cercare di mettere i contenuti che si vogliono trasmettere in una forma che raggiunga il destinatario. La responsabilità della comunicazione sta in chi comunica e non in chi riceve il messaggio.
Noi possiamo testimoniare che il tuo corso a Sedico è stato seguitissimo! È semplice curiosità o è proprio un bisogno delle persone di imparare a relazionarsi meglio?

Credo che sia un bisogno vitale e come tale vada soddisfatto e gestito. Una persona isolata, non in relazione con gli altri, è molto più esposta ad un pericolo di sofferenza.
Una difficoltà comunicativa tra i ragazzi e i loro genitori e insegnanti è sempre esistita. L’alta frequenza dei tuoi corsi è sinonimo che questo problema si è esasperato o è semplicemente indicativa di una maggior presa di coscienza da parte degli adulti?

Rispetto al passato genitori ed insegnanti sono più consapevoli dell’importanza di comunicare efficacemente con i ragazzi. Non è che il problema si sia accentuato, è che si sono moltiplicate le opportunità e fra le tante c’è anche quella di scoprire come mettersi in gioco a livello relazionale con i ragazzi per migliorare i rapporti con loro. In un’epoca in cui i cambiamenti sono molto veloci lo scarto generazionale si percepisce di più. È come se l’adulto fosse sempre un po’ in ritardo rispetto ad un mondo giovanile che meglio si adegua alle innovazioni tecnologiche e ai mutamenti sociali. Ecco probabilmente perché nasce il bisogno di migliorare il nostro modo di comunicare con i giovani.
Sappiamo che è difficile concentrare le tue lezioni in poche righe, ma puoi dare qualche consiglio pratico ai nostri lettori su come migliorare la loro efficacia comunicativa?

La prima cosa che mi viene in mente è che c’è una strada per arrivare a tutti, si tratto solo di avere la voglia di cercarla e quindi di metterla in pratica. In secondo luogo suggerirei di prendersi la responsabilità della ricerca di questa strada, senza metterla in mano agli altri, perché è l’unico sistema che ci permette di trovarla consapevolmente, entrando in sintonia con l’interlocutore. Infine, avere la voglia di essere i primi a cambiare se si vuol riuscire a cambiare gli altri.
Ti proponiamo di lasciarci con una citazione che secondo te condensa più efficacemente quello che tu proponi di trasmettere nel coaching…
“be the change you want to see in the world” è una citazione di Gandhi che significa: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

per scaricare la versione integrale dell’intervista in pdf clicca sotto

http://dl.dropbox.com/u/21695912/ilVeses.pdf

Il Coaching nel Calcio
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Modena Belluno Italia Europa

mag 27, 2011
Ale

1 su 8.000 serie A calcio mental coach

Morandi cantava 1 su 1.000 ce la fa .. ma per i giovani calciatori che sognano di diventare dei campioni i numeri sono ben altri.
Secondo le statistiche della Federazione Italiana Gioco Calcio, infatti, soltanto 1 calciatore su 8.000 diventa un calciatore di serie A.  Per tutti gli altri 7.999 ci può essere la serie B, la lega Pro, il calcio nei dilettanti o soltanto il ricordo di un bellissimo momento di vita nel calcio giovanile.

Alessandro Vianello calcio mental coach Belluno Modena Milano Italia Europa

apr 2, 2011
Ale

Samuel Eto’o Inter Milano calcio mental coach

Sveglia alle cinque, a piedi due ore per strada, fino alle sette. Nessun problema, noi africani siamo abituati a correre. Camminare non sarà mai un problema. Soprattutto se sei chiamato a inseguire i sogni.
SAMUEL ETO’O

Alessandro Vianello calcio mental coach Belluno Modena Milano Italia Europa

Pagine:123»

Alessandro Vianello

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