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ago 1, 2011
Ale

coach smettere fumare neurotrasmettitori bupropione

Liberamente tratto da MALCOLM GLADWELL, Il punto critico, Rizzoli, Milano, 2000

Bupropione … Il nome è divertente, un incrocio tra il butano, proprio e un procione … ma la cosa bella è che questo farmaco antidepressivo può aiutare i tabagisti a liberarsi dalla dipendenza dalla nicotina …
Sembra infatti esserci un legame molto forte tra la depressione e il fumo.
Sappiamo che i neurotrasmettitori serotonina, dopamina e noradrenalina regolano l’umore e contribuiscono alle sensazioni di fiducia, di padronanza di sé e di piacere.
Molti farmaci antidepressivi stimolano il cervello a produrre serotonina. La nicotina ha lo stesso effetto su altri due neurotrasmettitori: la dopamina e la noradrenalina.
La dipendenza dalla nicotina ha quindi in sé un effetto antidepressivo. Il punto debole del fumo sembra essere proprio questo: se è possibile guarire i fumatori dalla depressione si rende il loro vizio di fumare molto più vulnerabile. Scopriamo perché …
La dopamina rilasciata dalla nicotina finisce nella corteccia cerebrale prefrontale, ossia nel centro cerebrale del piacere, quello che la gente ritiene responsabile dell’appagamento, del senso del benessere associato al fumo: è questa una delle ragioni per cui è così difficile smettere di fumare. La nicotina aumenta anche il livello di noradrenalina, perciò quando si cerca di smettere di fumare, riducendo l’assunzione della prima,  diminuisce anche la seconda e si diventa agitati e irritabili.
Il bupropione agisce in due modi: aumenta la quantità di dopamina, di modo che i fumatori non sentano il desiderio di fumare, e sostituisce una parte della noradrenalina, evitando l’agitazione e i sintomi d’astinenza.

Vediamo un po’ di numeri … Studi effettuati rivelano che il 23% quelli che avevano frequentato un corso di sostegno contro il fumo parallelamente all’assunzione di un placebo smise di fumare dopo 4 settimane. Corso più cerotto alla nicotina il 36% dopo un mese. Bupropione il 49%. Bupropione più cerotto il 58%.
Quello che è interessante notare è che gli antidepressivi che stimolano la produzione di serotonina non aiutano i fumatori a smettere. In poche parole non basta migliorare l’umore: è necessario farlo nello stesso modo in cui lo fa la nicotina e solo il bupropione sembra esserne capace.

Morale? i sistemi si cambiano sempre dall’interno.

Coach Alessandro Vianello Life Business Sport Belluno Modena Milano Italia Europa

giu 27, 2011
Ale

Coach Alessandro Vianello contagio emotivo sorriso

Nel loro eccellente libro Il contagio emotivo, gli psicologi Elaine Hatfield e John Cacioppo e lo storico Richard Rapson sostengono che la mimica è uno dei mezzi con i quali ci contagiamo reciprocamente le emozioni. In altre parole, se io sorrido, voi mi vedete e sorridete in risposta, anche se faccio solo un microsorriso che non dura più di alcuni millesimi di secondo; non si tratta solo del fatto che mi state imitando o state enfatizzando il mio gesto: può essere persino un modo in cui io trasmetto a voi la mia felicità.
L’emozione è contagiosa. Questo, in un certo senso, è assolutmente intuitivo. Tutti noi abbiamo sperimentato che ci si sente meglio se si sta vicino a qualcuno di buonumore. Se ci pensate bene, però, si tratta di un’idea che ha implicazioni radicali.
Normalmente pensiamo all’espressione del nostro volto come al riflesso di uno stato interiore. Mi sento felice quindi sorrido; mi sento triste, quindi sono accigliato. L’emozione muove dall’interno all’esterno.
Il contagio emotivo, però, suggerisce che è vero anche il contrario. Se riesco a farvi sorridere, riesco a farvi felici, se posso farvi aggrottare la fronte, posso rendervi tristi. L’emozione in questo senso, muove dall’esterno all’interno.
MALCOLM GLADWELL, Il punto critico, Rizzoli, Milano, 2000, pag 100

Buon divertimento :)
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Belluno Modena Italia Europa

mag 1, 2011
Ale

Credere Steve Jobs

“Dovete credere in qualcosa: l’istinto, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo approccio non mi ha mai tradito, e ha fatto la differenza nella mia vita.”
STEVE JOBS

mar 27, 2011
Ale

Calcio Mental Coach Samuel Eto’o

“.. E la preoccupazione più grande è stata quella di non baciare la maglia. Prima devi sudare, vincere, onorarla. Poi puoi pure baciarla e portartela a letto, ma quel diritto te lo devi essere guadagnato sul campo.” SAMUEL ETO’O

Samuel Eto’o racconta nella sua biografia il suo arrivo all’Inter e lo scambio di maglia con Zlatan Ibrahimovic che nel giorno della sua presentazione al Barcellona bacia la maglia. Due giocatori straordinari, molto diversi.

Alessandro Vianello calcio mental coach Belluno Modena Milano Italia Europa

mar 1, 2011
Ale

Mourinho Inter Milano coach autostima

“A me non piace tanto guidare, però mi piace tanto stare da solo in macchina. In quel viaggio pensavo che mi aspettava una vita completamente nuova, che ero preparato, andavo per vincere e potevo fare la differenza. Avevo una convinzione e un’autostima assolutamente altissima ed ero molto preparato.” JOSE’ MOURINHO

L’allenatore del triplete dell’Inter di Milano racconta le esperienze che hanno contribuito a farlo diventare uno dei più grandi coach del mondo ..

Grazie Mou

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

A

feb 27, 2011
Ale

Mourinho Inter Milano coach empatia

“Lavorare con i disabili è stata un’esperienza incredibile perché tutto è psicologico là, tutto è affetto, tutto è emozione. Ti puoi preparare all’università per lavorare con loro, però poi quando arrivi lì, tutto è passione, cuore, è rapporto diretto, empatia.”
JOSE’ MOURINHO

L’allenatore del triplete dell’Inter di Milano racconta le esperienze che hanno contribuito a farlo diventare uno dei più grandi coach del mondo ..

Io ho lavorato con bambini con problemi motori e poi ho lavorato anche con bambini con problemi mentali, psicologici, e tutto è amore. Tu riesci a fare delle piccole cose che per loro sono delle grandi cose. Io ero molto giovane e nello stesso tempo in cui allenavo ragazzi di 14-15 anni, lavoravo nella scuola con questi bambini e bambine e per me questa è un’esperienza fantastica che dopo tu prendi per la vita e tante volte dico ai giocatori, quando loro non sono felici, che devono essere sempre felici e che ci sono tanti problemi nella vita e questi bambini ne sono un esempio. Un giocatore deve sfruttare la sua vita come giocatore che sono 10-15 anni e quindi deve essere felice tutti i giorni”.

Grazie Mou

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

gen 1, 2011
Ale

Jaffa Coach

Dopo aver festeggiato il capodanno con la mia famiglia questa notte ho sognato una cosa bella. Mentre dormivo ho sognato un’azione unilaterale di pace da parte di Israele verso la Palestina festeggiata regalando arance a tutti i paesi vicini.

E poi, una volta sveglio, con la memoria delle arance del sogno, mi sono chiesto:

quali azioni unilaterali di segno positivo posso fare anch’io adesso?
verso chi posso tendere io per primo le mie mani per costruire un mondo migliore?

Mi sono dato molte risposte e adesso quello che conta è agire!
Buon Anno a tutti :)

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.

dic 15, 2010
Ale

Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno Corriere delle Alpi

Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la mia intervista al Corriere delle Alpi di Belluno del 12 dicembre 2010, firmata Michela Fregona.

VIANELLO, ALLENATORE DI CERVELLI

Lui dice: «Il cervello va allenato tanto quanto il fisico». E a me vengono in mente, in sequenza: Buddha, i monaci asceti e qualche maestro zen, nella sua imperturbabilità zen, in tenuta zen da manga giapponese.  Invece no. Niente fontane di bambù, niente giardini di sabbia, zero carpe.  La disciplina dell’allenamento mentale – Programmazione Neuro Linguistica – e le sue tecniche di applicazione – ovvero il coaching – viene tutta dal Nuovo Mondo, e da cinquant’anni, ormai, si esercita in declinazioni tra le più svariate.  Alessandro Vianello, che dal 2005 lavora tra Belluno, Sassuolo, Perugia, Modena, Milano, e in un’altra manciata di città italiane, ha privilegiato la via dello sport.  Che cos’è il coaching? «E’ un lavoro che mette in moto le risorse della persona: sfrutta la memoria delle sensazioni positive che vengono vissute. In pratica, per il cervello non c’è differenza tra quello che vive e la realtà. Ogni sensazione determina una traccia nervosa. E ogni traccia lascia memoria. Bisogna allenare il cervello a selezionare, nella prestazione, le memorie positive: le sensazioni del successo già vissuto, e ripeterle. Per questo è un allenamento: più ripeto, più facile è fare».  Il primo risultato importante? «La vittoria nel Campionato Europeo di tennis giovanile: Giulio Mazzoli aveva 14 anni, quando l’ho conosciuto, ed era classificato duecentocinquantesimo su 500 tennisti. Per accedere al tabellone principale, è partito dalle qualificazioni. Alla fine ha vinto il torneo».  Il suo palmares conta sette titoli in quattro sport diversi in tre anni: tutti campioni? «A dire il vero, ho lavorato sempre con persone che, per quanto promettenti, non avevano mai fatto grandi risultati. E questo, se possibile, mi dà ancora più soddisfazione».  Chi si rivolge a un coach? «Nel caso di ragazzi giovani, spesso sono genitori che hanno sentito parlare di questa tecnica. Il lavoro che ho fatto più recentemente, ad esempio, è quello con Riccardo Michelini: un ragazzo poi che ha vinto il Campionato Italiano Match Play di golf under 18 ed è andato agli Europei con la nazionale. E’ stato suo padre a contattarmi: per il ragazzo, il golf era il suo sogno. Ma la famiglia non aveva possibilità economiche. Oggi Riccardo ha ricevuto una borsa di studio di 50.000 euro in Spagna è stato convocato in nazionale ed è andato agli Europei. Quello che ha fatto, lo ha raggiunto solo grazie ai suoi risultati».  E’ proprio al golf che lei sta rivolgendo il suo lavoro, ultimamente. «Sì: attraverso Riccardo ho conosciuto Federico Bisazza, giocatore e maestro. Con lui abbiamo fondato Flow Golf Team: una collaborazione per portare i giocatori a esprimersi meglio attraverso il divertimento. Solo quando ti diverti veramente puoi esprimere il meglio di te».  E poi c’è il coaching di gruppo… «Sì: una esperienza che mi ha accompagnato a fianco della squadra del volley femminile di Sassuolo nella promozione dalla serie A2 alla A1. E poi a Perugia, in A1, sono stato al servizio del capo allenatore Gianni Caprara, per amplificare l’unione della squadra e dello staff. Il tutto unito a un coaching individuale mirato alle prestazioni delle varie giocatrici. Una esperienza forte».  Quale è la difficoltà che incontra più spesso? «Demolire le convinzioni limitanti. Le convinzioni sono sopra le capacità: se uno è convinto di non farcela, avrà delle prestazioni in linea con il suo convincimento. Perchè la prestazione sarà un evento emotivamente segnato».  Un esempio? «Un caso che mi è capitato: un calciatore delle giovanili di Modena, in una partita, andando a colpire di testa aveva dato una capocciata e si era fatto male. Da quel momento in poi non ha più voluto, nei contrasti, colpire di testa: per uno alto un metro e ottantacinque, ovviamente, risultava una limitazione grossissima. Come avere una Ferrari e andare in prima: in pratica era guarito fisicamente, ma il suo cervello conservava la memoria del trauma, e lo bloccava per la paura di farsi male. Abbiamo fatto un lavoro di ristrutturazione: oggi è già stato opzionato da alcune squadre professionistiche».  Ma il coaching è una moda? «Credo che non ci sia nulla di nuovo nel coaching e nella Pnl: hanno solo trovato dei modelli e degli schemi che possono essere applicati da tante persone».  Non c’è un rischio etico? «Intendiamoci: il coaching non è la psicologia. Non ci sono domande sul perchè. E’ un processo generativo: parti dai risultati, dài risposte su come fare, sulla prestazione. Oggi esistono molte persone che fanno questo lavoro, in tutto il mondo. In Italia ci si sta muovendo con un po’ di ritardo, ma altrove il preparatore delle menti, per gli atleti, è una figura che non ha nulla di nuovo».  Non riesco a trattenermi: chissà cosa sarebbe stato di quel rigore di Baggio, ai Mondiali, con un coach dietro.
Vianello, allenatore di cervelli .. sul sito del Corriere delle Alpi

IL LABORATORIO ITINERANTE PER I BAMBINI
il progetto prima a Belluno, ora è a Sassuolo

Il numero zero lo ha fatto in aprile, a Belluno. Poi il Comune di Sassuolo gli ha commissionato il bis, e l’adesione ha superato di gran lunga le aspettative. E, l’anno prossimo, si torna a replicare. E’ così che “Per i nostri figli” è diventato un vero e proprio laboratorio itinerante. Scopo del gioco: comunicare con i piccini (e i meno piccini) senza finire nelle macerie emotive lasciate in eredità, in ciascuno di noi, dalle generazioni precedenti.  «L’idea – racconta Alessandro Vianello – mi è nata quando sono diventato padre io stesso e ho cominciato a comunicare con mio figlio Riccardo. Ho seguito un corso adulti-bambini legato ad applicazioni del lavoro di coach, e ho iniziato a riflettere, così come possiamo fare tutti, sulla maniera in cui siamo stati educati. Su quello che siamo e sulle rappresentazioni che ci vengono indotte di noi stessi: fare differenza tra identità e comportamenti, di un bambino o di un ragazzo, è fondamentale».  La parola chiave, secondo il coach, è tranquillizzare.  «Se i bambini sono tranquilli, il loro processo di crescita è più veloce: stanno meglio. E, di conseguenza, stiamo meglio anche noi. Il bambino si sente visto sempre. Sembra una sciocchezza, ma le parole sono veramente importanti; quanti di noi, quando portavano a casa i voti, si sentivano chiedere: e gli altri, come sono andati? La nostra identità c’è sempre stata, a prescindere dai compagni di classe, eppure…».  Anche nel rapporto con i figli, il laboratorio invita al divertimento: «E’ proprio una questione chimica – conclude Alessandro Vianello – quando ci divertiamo secerniamo dei succhi che favoriscono il lavoro delle sinapsi; per questo arriviamo più velocemente alle soluzioni: il divertimento è un neurofacilitatore. Non bisogna dimenticare che ogni lavoro sull’identità dà una risposta di tipo emozionale: quando si comunica facendo coincidere quello che il bambino ha fatto e quello che il bambino è (con la classica frase “Sei cattivo”, per esempio) si lavora proprio al contrario. E al bambino viene voglia di scappare. O di attirare ancora di più l’attenzione su di sé. In un caso che ho seguito, per esempio, la situazione era paralizzante: il padre e la madre erano costretti a restare a scuola quando il figlio era in classe perchè, se si allontanavano, lo prendevano delle crisi di panico. Era una dinamica di comunicazione che non permetteva uscita». (mi.fr.)
Il laboratorio itinerante per i bambini .. sul sito del Corriere delle Alpi

UNA TESI IN SCENOGRAFIA SUL CENTRO GIOVANI

Architetto. Anzi: coach. Il primo passo di Alessandro Vianello nel mondo del coaching parte da molto lontano: con la laurea in Architettura all’Università di Venezia, nel 2000. «Una tesi in sceneggiatura – racconta – su come l’ambiente condiziona i comportamenti, seguendo più di un anno di vita del Centro Giovani di Borgo Pra e costruendone un filmato. Non me ne sono reso conto subito, ma c’era già molto del mio lavoro, in quegli studi: oggi so che si ottengono grandi risultati quando si lavora sull’ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione». Al coaching vero e proprio Alessandro Vianello si avvicina nel 2004, all’interno di un corso di abilitazione di III grado per allenare squadre: «Ho iniziato a studiare e a seguire corsi fino a diventare Licensed Npl Coach a livello internazionale e italiano con Richard Bandler, il co-inventore della Programmazione Neuro Linguistica». (mi.fr.)
Una tesi in scenografia sul centro giovani .. sul sito del Corriere delle Alpi

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.

ott 5, 2010
Ale

Hannan Arendt io credo in te coach

“Sulla capacità di credere si decide il futuro dell’umanità.”
HANNAN ARENDT

Così come c’è un mestiere di vivere c’è un mestiere di credere perché accanto alla ragione e al linguaggio c’è la fede.

Non ci può essere umanità senza la fede perché nasciamo incompleti e abbiamo bisogno di qualcuno in cui mettere fiducia e che ci dà fiducia.

Il credere è l’operazione più umana che ci sia perché soddisfa il desiderio di amare e di essere amati di ogni essere umano.

Solo il credere nell’altro può instaurare una vera comunione e una vera crescita.

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.

set 1, 2010
Ale

Samuel Eto’o leone africano coach Milano

“Vivo in Europa ma dormo in Africa”
SAMUEL ETO’O

Un grandissimo giocatore di calcio dell’Inter di Milano che con l’esempio ci fa da Coach.

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.

Pagine:123»

Alessandro Vianello

Si ottengono i migliori risultati quando si lavora bene sull'ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione.

Passioni di coach

Lo Sport, le Piccole e Medie Imprese, la Comunicazione adulto-bambino, i Clown Dottori.

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