La mia vita intera
“Quando la macchina mi dà l’immagine che io voglio, potrei benissimo buttarla via, perché non ho nessun amore per il mezzo meccanico; questo anche se amo la mia macchina e so che, quando si romperà definitivamente, smetterò di fotografare. Sono sicuro che finirà così, perché io sono nato con lei e con lei voglio consumare quest’idea di una vita fuori dai soliti binari; quando mi accorgerò che la macchina si è rotta vorrà dire che si è rotto qualcosa in me.
Quindi, insomma, di tecnica non conosco niente. Io so che accade qualche cosa davanti ai miei occhi e qualcosa dentro di me, e non so come fermarla. So che mi hanno dato questa macchina fra le mani, con lei posso fermare questo qualcosa in un’immagine. Perché è così facile fotografare! Non c’è niente di difficile, basta non chiedersi troppe cose”.
MARIO GIACOMELLI, LA MIA VITA INTERA, a cura di Simona Guerra, Bruno Mondadori, 2008, pag 41
Uno dei più importanti fotografi italiani, Mario Giacomelli, racconta una cosa per me molto importante: la tecnica non è il fine ultimo, fotografare, raccontare, questo è il motivo che spinge a prendere la macchina fotografica.
In un’epoca pervasa dai gadget, dagli optional che nessuno usa, dal possedere mezzi e strumenti potenti, la poetica del gesto, dello sguardo, dell’emozione sta svanendo, passa in secondo piano sostituita dalle infinite possibilità offerte dalla tecnologia.
E’ per questo che oltre alla mia macchina digitale, sto acquistando vecchi pezzi della memoria, polaroid prodotte negli anni della mia nascita, scatole geniali che limitano le nostre possibilità tecniche ma fanno riemergere la forza dello sguardo, dell’inventare una storia attraverso le immagini.
Buoni scatti
Alberto
Orson Wells
“La tecnica? Non mi faccia ridere! Nel cinema, come in qualsiasi mestiere, la tecnica s’impara in quattro giorni. Difficile, invece, è come servirsene per fare dell’arte. Per questo occorrono anni …”
ORSON WELLS, Claudio M. Valentinetti, Editrice il castoro, Milano, 1993, pag 13
Ti adoro Orson e non finirò mai di ringraziarti per l’Otello! .. “io recito sempre la parte di capi, di persone che hanno qualcosa di smisurato: io devo essere sempre bigger then life, più grande della natura.”
Ti adoro Orson perché vivevi con grande consapevolezza il tuo dono, il tuo corpo e la tua personalità. “Non so perché ma i miei film sono tutti, in gran parte, una ricerca fisica.” E infatti le Desdemona diventavano tutte tue amanti.
Ti adoro Orson perché vivevi smisuratamente l’amore anche nella vita dando una visione alla passione che per sua natura è commozione, un’emozione totalizzante che può essere messa in forma e gestita con l’arte.
L’arte di migliorarsi, di crescere, di divertirsi ricercando l’eccellenza anche nel lavoro dove spesso, invece, mettiamo le nostre attenzioni sulla tecnica dimenticando che c’è un qualcosa di molto più importante a monte dell’uomo del monte.
Nel mio lavoro tutto questo si chiama attitudine, intesa come il modo di porsi verso gli altri, verso la vita e verso l’universo. Ed è ciò che fa la differenza.
Conoscere alla perfezione una tecnica per cambiare un comportamento e non avere la giusta attitudine è come comprare una Ferrari e andarci sempre in giro in prima. Impensabile per Orson!!!
Buon viaggio

