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mar 7, 2010
Ale

Quel tanto che basta

einstein1000

a proposito di Christofer Langan

“Non faceva giri di parole cercando l’espressione giusta e non tornava sui suoi passi per riformulare una frase. E, tanto per dire, non intercalava il discorso con i vari “ehm” o “ah” e non usava alcuna forma di mitigazione colloquiale; le frasi uscivano a passo di marcia, una dopo l’altra, chiare e sbrigative, come soldati su una piazza d’armi.” 


MALCOLM GLADWELL, Fuoriclasse, Mondadori, Milano, 2009, pag. 58

 

Christofer Langan ha un QI (quoziente d’intelligenza) stimato tra 195 e 200, ben oltre il 30% in più di Albert Einstein che pure aveva 150.

A proposito dei geni e della loro intelligenza, oggi sappiamo che per far succedere quello che vogliamo nella vita (ossia avere successo) serve quel tanto che basta d’intelligenza, poiché avere un QI sopra i 115 è stato dimostrato irrilevante per il successo.

Buono a sapersi e facciamo un passo avanti nella nozione di soglia. Se l’intelligenza conta fino a un certo punto significa che, passato quel punto, sono altre le cose che contano e non hanno a che spartire con l’intelligenza. 

Facendo un paragone con il basket, se la statura è sufficiente, ci si comincia a preoccupare della velocità, del senso del campo, dell’agilità, dell’abilità nel palleggio, della precisione del tiro, delle percentuali nei vari fondamentali, della capacità a saper stare e a lavorare dentro un team.

Quando tutti sono intelligenti, cosa fa quindi la differenza?

Studiando la vita delle persone con QI sopra i 115 si è infatti scoperto che il carattere, la creatività, le qualità relazionali, una mentalità flessibile e aperta al cambiamento, l’attitudine a sapersi evolvere adattandosi all’ambiente sono state le discriminanti del successo degli uni rispetto agli altri.

Quindi a fianco dei tradizionali modi per valutare l’intelligenza convergente come il test delle matrici di Raven, che ci chiede di scegliere tra una rosa di possibilità e di convergere sulla risposta esatta, si sono oggi sviluppati test sull’intelligenza divergente che ci chiedono di usare l’immaginazione e di volgere la nostra mente in quante più direzioni possibili per valutare la nostra creatività e la nostra propensione al …

 

Ad esempio: scrivete tutti i modi che vi vengono in mente per utilizzare un mattone e una coperta. Confrontatelo con quello che è venuto in mente ai vostri amici e a queste due persone, entrambe intelligenti quel tanto che basta:

Mattone
Materiale da costruzione, oggetto adatto al lancio.
Coperta
Per tenersi caldi, per spegnere un incendio, può essere legata agli alberi e utilizzata per dormire (come amaca), come barella improvvisata.

Mattone
Serve a spaccare le vetrine per fare una rapina. È uno degli elementi che tengono insieme una casa. Si può usare nella versione di una roulette russa, se nel frattempo volete mantenervi in forma (fate dieci passi con i mattoni, giratevi e lanciate, non è consentito scansarsi). Se volete tenere in posizione un piumino sul letto, legate un mattone ad ogni angolo. Serve a spaccare le bottiglie vuote di Coca-Cola.
Coperta
Si usa nel letto. Per coprirsi nei boschi durante un rapporto sessuale illecito. In sostituzione di una tenda. Per fare segnali di fumo. Come vela in una barca, in un carro o in una slitta. In sostituzione si un asciugamano. Come bersaglio per far esercitare al tiro i miopi. Per prendere quelli che si buttano dai grattacieli in fiamme.

Interessante .. entrambi hanno un QI sopra i 115, ma potendo scegliere chi vorreste dalla vostra parte?

Ciò è veramente affascinante perché spiega come la mente di ognuno di noi lavora e quale sia la ricchezza di neuro-connessioni e di collegamenti che è in grado di produrre per determinare poi dei risultati.

L’intelligenza pratica consiste infatti nel sapere che cosa dire a chi, quando è il momento per dirlo e come dirlo per ottenere il massimo effetto. 

Intelligenza pratica e intelligenza analitica, infatti, sono ortogonali, ossia la presenza dell’una non implica la presenza dell’altra. E’ un po’ come se andassero ognuna per la propria strada e che ci permettessero di esprimerci al meglio quando siamo così bravi da servirci di entrambe.

Studiando la vita di Langan si è scoperto che non possedeva affatto l’intelligenza pratica perché non gli era mai stata insegnata dai suoi genitori, essendo nato in una famiglia poverissima con un padre violento ed alcolizzato che di fatto gli aveva “imparato” solo a diffidare di ogni forma d’autorità e a vivere con sospetto il proprio ambiente.

“Le sue frasi uscivano a passo di marcia, una dopo l’altra, chiare e sbrigative, come soldati su una piazza d’armi …” rigide ed impermeabili al mondo e alle opportunità che gli si presentavano davanti, possiamo aggiungere adesso.

L’idoneità a gestire i rapporti sociali, quello che di fatto è mancato a Langan per avere un impatto sul mondo proporzionale al suo straordinario potenziale, s’impara infatti in famiglia. E questa è l’altra buona notizia.

Sarà un caso ma inspiegabilmente la madre di Langan si dimentica di firmare il modulo per fargli rinnovare la borsa di studi che così gli viene negata (?!); per continuare a stare al College Langan cerca di farsi spostare le lezioni al pomeriggio, come fanno tutti gli studenti in caso di necessità, ma non ci riesce (?!); gli insegnanti, di solito molto propensi ad aiutare le menti brillanti come la sua, lo ignorano completamente e non si accorgono di lui (?!); Langan pensa che Harvard sia un’istituzione di potere dove la libertà è asservita al denaro e dove i docenti non scelgono liberamente cosa insegnare per continuare a ricevere gli assegni dalla facoltà (?!).

Ad oggi nessuno ha veramente preso in considerazione e pubblicato quello su cui sta lavorando da anni, eppure Christofer Langan incominciò a parlare a sei mesi e imparò a leggere da solo a 3 anni. 

Recenti studi della sociologa Annette Lareau hanno evidenziato che le famiglie dei più ricchi e quelle dei più poveri hanno due diversi modi di educare i figli.

I più ricchi adottano quello che definisce “allevamento concordato” mentre i più poveri quello che definisce “completamento della crescita spontanea“. E la differenza non è solo nel tempo che hanno a disposizione per crescere ed educare i propri figli, spesso è proprio una mentalità che porta a vedere il mondo e le opportunità con occhi diversi. (Unequal Childhoods)

Nel completamento della crescita spontanea mancano programmi intensivi di crescita, di sport e di formazione per i figli, essendoci principalmente solo la possibilità d’inventare qualche gioco all’aperto insieme ai fratelli e alle sorelle e agli altri bambini del quartiere. E manca soprattutto quella partecipazione culturalmente attiva dei genitori alla vita dei propri figli, che sono lasciati crescere spontaneamente senza una guida che stimoli un certo tipo di attitudine e di relazione verso l’autorità e gli altri soggetti sociali.

Nell’allevamento concordato i bambini sono volutamente esposti ad esperienze che mutano costantemente, imparano a lavorare in gruppo e ad affrontare ambienti molto strutturati. E soprattutto imparano la sensazione di avere dei diritti e a personalizzare, nel senso migliore del termine, le istituzioni, i gruppi, le persone e l’ambiente in cui vivono per raggiungere i loro scopi.

I bambini cresciuti con lo stile dell’allevamento concordato imparano a farsi valere con chi detiene autorità e acquisiscono l’abitudine ad essere trattati con rispetto, come una persona unica e preziosa, degna dell’interesse e dell’attenzione degli altri.

Imparano a ragionare, a trattare e a scherzare con la stessa facilità, acquisendo la capacità di far valere i propri diritti perché consapevoli della loro piena esistenza, ossia a vivere un atteggiamento adatto a conseguire il successo nel mondo d’oggi. 

Oltre a quel tanto che basta d’intelligenza, quello che fa la differenza è proprio la fortuna o il privilegio di crescere nel giusto ambiente e di essere educati dalla propria famiglia o da qualcun altro (un amico, un mentore, un Coach, etc.) a presentarsi nel migliore dei modi al mondo perché nessuno può farcela da solo, anche se è un genio.

Nessuno può farcela da solo, anche se è un genio.

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Alessandro Vianello

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