Be the change you want to see
“Be the change you want to see in the world.”
MAHATMA GANDHI
Quando inventeranno il tele-trasporto incontrerò i miei clienti nella City of London, nella piazzetta tra i Lloyd’s e 30 St Mary Axe, dove c’è un pianoforte rosa che tutti possono suonare e un cantiere sempre aperto come tutti noi con questa gigantesca frase in giallo di Gandhi:
be the change you want to see in the world
Pittura fotografia film
“Nondimeno a me sembra assolutamente necessario collaborare alla configurazione del proprio tempo con mezzi attuali.”
LASZLO MOHOLY-NAGY, Pittura fotografia film, Einaudi, Torino, 1987, pag 8
Cosa ho trovato, ragazzi! Che fortuna, dopo questa possiamo chiudere! Ciao e grazie, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata amore mio …
E’ stato bello ragazzi ma tutto finisce prima o poi, solo l’amore è per sempre. Mamma butta la pasta ho l’oliva nel Martini.
Grazie Laszlo per il tuo nome e per avermi fatto capire quanto sia cambiato il mondo con la rottura del patto mimetico nell’arte, perché una mela non è più solo una mela. Apple ringrazia. Steve Jobs pure.
Tutto può essere trasformato, trasportato e traslato, se non fuori almeno dentro ciascuno di noi, nella nostra testa: e il coaching è questo, è prendere una risorsa, amplificarla ed utilizzarla dove ti serve.
Quante volte i miei clienti mi chiedono coaching per una cosa specifica e poi scopro che lo utilizzano con straordinario successo anche in un’altra cosa.
C’è chi mi ha chiesto ufficialmente coaching per guadagnare di più e poi ha utilizzato quelle risorse/conoscenze/abilità per sedurre la donna della sua vita.
Magico, ha tutta la mia stima: anche questo è il bello del mio lavoro.
Alla caccia del leon
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Siamo andati alla caccia
Siamo andati alla caccia
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Salpa l’ancora la nave per partir
Tu tu
Salpa l’ancora la nave per partir
Tu tu
Salpa l’ancora la nave
Salpa l’ancora la nave
Salpa l’ancora la nave per partir
Tu tu
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Stan gli amici sulla riva a salutar
Bye bye
Stan gli amici sulla riva a salutar
Bye bye
Stan gli amici sulla riva
Stan gli amici sulla riva
Stan gli amici sulla riva a salutar
Bye bye
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Siamo già nella foresta equatorial
Brrr brr
Siamo già nella foresta equatorial
Brrr brr
Siamo già nella foresta
Siamo già nella foresta
Siamo già nella foresta equatorial
Brrr brr
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Il leone sta dormendo non lontan
Ron ron
Il leone sta dormendo non lontan
Ron ron
Il leone sta dormendo
Il leone sta dormendo
Il leone sta dormendo non lontan
Ron ron
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Stiamo attenti non facciamolo svegliar
Sst sst
Stiamo attenti non facciamolo svegliar
Sst sst
Stiamo attenti non facciamo
Stiamo attenti non facciamo
Stiamo attenti non facciamolo svegliar
Sst sst
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Se si sveglia lui ci mangia in un boccon
Gnam gnam
Se si sveglia lui ci mangia in un boccon
Gnam gnam
Se si sveglia lui ci mangia
Se si sveglia lui ci mangia
Se si sveglia lui ci mangia in un boccon
Gnam gnam
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Siamo andati alla caccia
Siamo andati alla caccia
Siamo andati alla caccia del leon
Pem pem
Singing ja ja yuppj yuppj ja ja
Singing ja ja yuppj yuppj ja
Singing ja ja yuppj ja ja
Yuppj yiuppj ja ja
Yuppj yuppj ja!
Dedicato da mio figlio Riccardo al nostro amico Gianni Caprara.
Chiunque… intelligente
“Io sono Chiunque”, protestò Chiunque. “Ora voglio
essere qualcuno in particolare.”
“Oh”, disse Blink. “Posso capirti. Penso che dovresti
provare a essere un po’ di persone e forse ti faresti
un’idea di chi ti piacerebbe essere.”
”Non essere sciocco”, disse Chiunque. ”Nessuno
riesce a diventare chi gli piacerebbe essere. Una cosa
così non si è mai sentita. Devi essere qualcun altro,
così da poter desiderare di essere la persona che
vorresti essere. Se fossi la persona che volevi essere,
allora non vorresti essere quella persona, dunque io
devo essere qualcun altro.”
Blink si trovò d’accordo e ne rimase talmente
colpito che decise che di certo Chiunque doveva
essere qualcuno davvero intelligente. Fu così che
partirono con l’idea di provare a indossare l’identità
di ciascuno dei saggi del luogo.
RICHARD BANDLER, Il sogno di chiunque, Alessio Roberti Editore Srl, 2008, pagina 60
tra immaginazione e illusione
di Cristiana Giovanardi
Una storia vera di uomini veri
“E se il signor Ouimet vincerà domani sarà perché è migliore, per quello che è adesso. Non per chi era suo padre, non per il denaro che ha, ma soltanto per quello che è.”
WALT DISNEY PRODUCTION, Il più bel gioco della nostra vita, Usa 2005, il campione professionista Harry Vardon
In ogni vita nascono quei momenti rivelatori dei nostri valori, in cui si può realmente conoscere il nostro livello di lealtà e di fedeltà verso i nostri compagni di viaggio, i nostri collaboratori, i nostri soci in affari.
In questi momenti le sirene suonano nel modo più seducente possibile la loro musica per confonderci e per indurci in tentazione, facendoci percepire un immediato vantaggio il cui prezzo è però il sacrificio dei valori più alti e delle relazioni più nobili.
In questi momenti ci giochiamo la nostra credibilità e il nostro futuro, un qualcosa che nella mia esperienza è direttamente proporzionale al nostro livello di lealtà e di fedeltà verso la parola data implicitamente o esplicitamente e la nostra missione e i valori con i quali viviamo.
Per il dilettante Francis Ouimet, incredibilmente in finale agli U.S. Open, questo momento arriva quando il presidente del Club, prima delle buche decisive, si avvicina a lui esortandolo a sostituire uno degli artefici del suo successo: il suo caddie Eddie, un bambino con il dono di credere per vedere animato solo da una profonda e sincera passione.
L’intento del presidente del Country Club è di salvaguardare l’etichetta e, sotto le mentite spoglie di un nobile gesto d’aiuto, di destabilizzare il ragazzino di umili origini Francis proprio per impedirgli il successo e il conseguente clamore che avrebbe potuto generare in un ambiente conservatore ed elitario come era quello del golf, riservato ai ricchi e ai nobili.
“Giovanotto, ne stavamo giusto parlando. I soci del club ritengono che oggi avrai bisogno di aiuto.” (dice il Presidente a Francis)
“Che tipo di aiuto?” (risponde Francis)
“Secondo il regolamento il caddie è la sola persona che possa darti consigli. Una persona che conosca veramente bene il nostro campo.” (riprende il Presidente)
“Eddie sta facendo un ottimo lavoro.” (ribatte Francis)
“Oh, per l’amor del Cielo, Ouimet, questi sono gli USA Open, non un campionato per dilettanti.” (incalza il presidente)
“L’ha detto ad Eddie prima di parlare con me?” (indaga Francis)
“Non si può ragionare con un bambino così. Faremo una colletta e lo ricompenseremo generosamente, per quanto so la sua famiglia ne ha bisogno.” (insiste il Presidente)
“Non glielo permettere Francis, ti prego!” (interviene Eddie piangendo)
”Ehi, ehi, ehi, sicuro? Sai che non posso pagarti.” (gli risponde Francis)
“Non lo farei neanche per 10 dollari, neanche per 100.” (replica Eddie)
“Credevi che ti avrei sostituito?” (chiede Francis)
“Mi hanno detto che volevi farlo…” (confessa Eddie svelando il disonesto sotterfugio)
“Non ha importanza, non conta, tu e io siamo una squadra. Non spetta a loro decidere, chiaro? Ci vediamo fuori.” (lo rassicura Francis)
E mentre Eddie the Caddie esce fiero e felice con la sua sacca, Francis si rivolge al Presidente del Club chiudendo così la vicenda: “Non parlate mai più con il mio Caddie!”
Come in tutte le storie che ci incoraggiano a sognare Francis vince (1913 American hero), e vince grazie all’aiuto di Eddie, così quando viene portato in trionfo dalla folla festante rivolge il suo primo pensiero all’amico bambino che ha contribuito a realizzare il suo sogno di bambino: vincere gli U.S. Open nel campo in cui lavora da inserviente.
“Passate il cappello per Eddie .. Passate il cappello per Eddie ..” e così, invece di farsi egoisticamente ‘bello”, ringrazia nei fatti il suo amico raccogliendo i soldi per la sua famiglia indigente.
Questo è il primo vero guadagno di Eddie Lowery, che diventerà nella vita un multi-milionario proprio grazie alla sua attitudine a vivere le proprie passioni e i propri valori mettendoli davanti al profitto.
Francis Ouimet diventerà invece un grande uomo d’affari e l’ambasciatore più ammirato del gioco del golf.
E comunque, Francis ed Eddie rimasero amici per tutta la vita.
Carpe diem
“Non importa cosa vi dicono, le parole e le idee possono cambiare il mondo.”
L’ATTIMO FUGGENTE, di Peter Weir, Touchstone Pictures, USA 1989, prof. Keating
Vivi il presente! Questa è la prima cosa che mi viene in mente quando penso a Pier.
Raccontare di Pier è come raccontare della vita, da qualsiasi parte cominci ci sei dentro e puoi continuare a meravigliarti come fosse il tuo primo giorno.
La mia apertura riguarda un periodo che abbiamo vissuto insieme ad Oslo, in Norvegia, quando da studenti universitari di architettura dello I.U.A.V. vivemmo il programma Erasmus o come dicevamo noi “Orgasmus“. Fu un momento splendido in cui ci divertimmo alla grande e ne combinammo veramente di tutti i colori.
Correva l’anno 1994, quello delle Olimpiadi di Lillehammer, l’anno più freddo della storia norvegese da 100 anni a quella parte. Come dimenticare il -19° politico imposto dal CIO per far svolgere regolarmente le gare di fondo in cui gli sciatori arrivavano al traguardo (se arrivavano) congelati dal -30° e dovevano essere poi subito rianimati da medici e infermieri?! Brrrr … rabbrividiamo.
Ricordo che con la mitica Opel Kadett diesel station bianca di Pier con cui attraversammo d’un fiato l’Europa a 150 km/ora fissi per arrivare in Norway (dove fummo accolti dalla più grande e lunga nevicata della nostra vita, 4 giorni consecutivi di neve senza interruzione), entravamo e uscivamo dalle porte telepass di Oslo senza mai pagare perché la macchina era completamente ricoperta di neve e ghiaccio e le targhe erano illeggibili. Hihihi …
Penso che ci abbiano scattato almeno 40 foto fino alla primavera e ricordo che un giorno, mentre facevamo i taxisti abusivi per guadagnare qualche soldo (questo meriterebbe un articolo a parte ma ci tengo a rimanere incensurato …), ci fermò la polizia. Pier mi guardò e mi disse: “Ale, stavolta è finita, ci mettono dentro, ce le fanno pagare tutte!” Ricordo ancora adesso l’adrenalina di quel momento … indimenticabile!
Fortunatamente, quando Pier tirò giù il finestrino, scoprimmo che era solo un normalissimo controllo con inserito un piccolo avvertimento della serie … sappiamo chi siete e cosa state facendo … alla prossima sono guai … Ricordo le urla di gioia dentro la macchina quando la polizia se ne andò e come ci abbracciammo per averla scampata: “Viva la libertà, viva l’Italia, viva la …” gridavamo come degli imbecilli … bellissimo.
E quando eravamo affamati e un po’ disperati andavamo in uno straordinario ristorante tailandese nel centro di Oslo (che vi consiglio se esiste ancora) che avevamo trovato casualmente girando per la città in macchina e dove, magicamente, si mangiava benissimo e a prezzo fisso: a quel tempo 23 corone, circa 20 euro di adesso.
Ricordo l’emozione e il divertimento della prima volta in cui scendemmo le scale ed entrammo in questa magnifica arca di Noè gastronomica dove i clienti venivano accolti con grandissima gentilezza, stile e classe per assicurarsi anche che non approfittassero del prezzo fisso. Cosa che noi non facemmo per niente … eheheh …
C’era infatti in atto un sottile gioco psicologico tra il cuoco, un gigante di 150 kg che ti cucinava in diretta il cibo che gli portavi su una piastra centrale, e i famelici clienti del ristorante. Alla seconda volta che ti riempivi il piatto e glielo portavi per fartelo cucinare ti guardava con tanta gentilezza ma in un modo che esprimeva a livello non verbale questo semplice concetto: “non farlo mai più! Adesso basta!”.
Noi, per il solo fatto di avere un pochino la faccia di bronzo, ricordo che digiunavamo le 24 ore precedenti, solo per gustarci al massimo questo momento fantastico con una cena che iniziava alle 19,30 e terminava alla chiusura del locale. Ahahah …
Diventammo presto dei clienti abituali ed affezionati del tailandese, con buona pace dei proprietari e del nostro amico cuoco. Ricordo le loro facce … indimenticabili … quando scendevamo le scale a digiuno da un giorno ma con un emblematico sorriso stampato in volto.
Una di queste volte, successe un cosa che contribuì a creare un legame emozionale fortissimo fra noi e quel luogo. Oltre a mangiare benissimo, c’era anche un ambiente di classe caratterizzato da una sorta di fiumiciattolo che scorreva tra i tavoli in cui nuotavano delle splendide e pregiatissime carpe.
Mentre eravamo “allegri” per essere lì e soprattutto per il fatto che anche il vino e la birra erano a libera disposizione dei clienti (che posto fantastico!), Pier fece cadere, con una prodezza degna di Fantozzi, la sua forchetta dentro il fiume, suscitando il disappunto degli altri clienti che notarono la cosa. E come non notarla …
Ricordo che comiciammo a ridere come si ha la fortuna di ridere poche volte nella vita, come le volte in cui non puoi ridere liberamente per non farti scoprire. A pensarci mi viene ancora male alla pancia …
Poi, come nei film, illuminato dal suo amore per la vita, Pier si tolse il maglione, si arrotolò con calma tutta la manica della camicia, infilò il braccio nell’acqua e ridendo disse: “Carpe diem!”
Vivi il presente!
Grazie Pier
Il migliore amico dell’uomo
“All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo.
Dentro il cane è troppo scuro per leggere.“
GROUCHO MARX
Dedicato al pelone .. Ball
ricordando Pieralberto Za
In questo sito, dentro la pagina BLOG APERTO PER CASO alla pagina APERTO PER PIER puoi leggere le aperture dedicate a Pieralberto Za.
la storia di Pieralberto e Federica Za sulla Gazzetta del Sud Africa
in memoria di Pieralberto Za sulla Gazzetta del Sud Africa
Se ti fa piacere partecipare inviami un’e-mail con oggetto Pieralberto con:
1. la citazione, la frase, il frammento estratto da un libro, da un film oppure più semplicemente tuo, che spiega e arricchisce il tuo pensiero (con indicata la fonte per una sua tracciabilità: titolo, autore, produttore/editore, data, pag.)
2. il tuo ricordo, la tua testimonianza, il tuo aneddoto lungo quanto vuoi di Pier (con la tua firma)
Sarà mia pubblicarla tra le altre.
La mia vita intera
“Quando la macchina mi dà l’immagine che io voglio, potrei benissimo buttarla via, perché non ho nessun amore per il mezzo meccanico; questo anche se amo la mia macchina e so che, quando si romperà definitivamente, smetterò di fotografare. Sono sicuro che finirà così, perché io sono nato con lei e con lei voglio consumare quest’idea di una vita fuori dai soliti binari; quando mi accorgerò che la macchina si è rotta vorrà dire che si è rotto qualcosa in me.
Quindi, insomma, di tecnica non conosco niente. Io so che accade qualche cosa davanti ai miei occhi e qualcosa dentro di me, e non so come fermarla. So che mi hanno dato questa macchina fra le mani, con lei posso fermare questo qualcosa in un’immagine. Perché è così facile fotografare! Non c’è niente di difficile, basta non chiedersi troppe cose”.
MARIO GIACOMELLI, LA MIA VITA INTERA, a cura di Simona Guerra, Bruno Mondadori, 2008, pag 41
Uno dei più importanti fotografi italiani, Mario Giacomelli, racconta una cosa per me molto importante: la tecnica non è il fine ultimo, fotografare, raccontare, questo è il motivo che spinge a prendere la macchina fotografica.
In un’epoca pervasa dai gadget, dagli optional che nessuno usa, dal possedere mezzi e strumenti potenti, la poetica del gesto, dello sguardo, dell’emozione sta svanendo, passa in secondo piano sostituita dalle infinite possibilità offerte dalla tecnologia.
E’ per questo che oltre alla mia macchina digitale, sto acquistando vecchi pezzi della memoria, polaroid prodotte negli anni della mia nascita, scatole geniali che limitano le nostre possibilità tecniche ma fanno riemergere la forza dello sguardo, dell’inventare una storia attraverso le immagini.
Buoni scatti
Alberto
Palline da golf
“Ecco il segreto, un colpo alla volta ..
Calma piatta e la buca è fatta ..
Se mi dai retta la buca è perfetta ..
Pioggia o vento sei sempre un talento ..”
IL PIÙ BEL GIOCO DELLA MIA VITA, Walt Disney Pictures, 2005, Eddie the Caddie
Di uno tra i miei film preferiti vi parlerò l’ 1 dicembre 2009 … Adesso voglio portare la vostra attenzione su un’email che ho da poco aperto per caso e che mi è stata spedita non a caso da una persona veramente importante per me.
Un grande maestro stava davanti alla sua classe e aveva alcuni oggetti sulla cattedra. Quando i ragazzi incominciarono a zittirsi, prese un grande contenitore vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf.
Chiese poi agli studenti se il contenitore fosse pieno e costoro risposero “sì”. Il maestro allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel contenitore. Lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti, tra le palline da golf.
Chiese di nuovo agli studenti se il contenitore fosse pieno e questi concordarono che lo era. Il maestro prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò, aggiungendola nel contenitore; ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno.
Chiese ancora una volta se il contenitore fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime ”sì”. Il maestro estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e li versò nel contenitore, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia. Gli studenti risero.
“Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, “voglio che consideriate questo contenitore come la vostra vita.
Le palline da golf sono le cose veramente importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena.
La ghiaia sono le altre cose importanti, come il vostro lavoro, la casa, la macchina …
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.
Se voi mettete nel contenitore la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palline da golf.
Lo stesso vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono veramente importanti per voi.
Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità: giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia ed i genitori fin che ci sono; portate chi amate fuori a cena … E non solo nelle occasioni importanti! Dedicatevi a ciò che amate e alle passioni, tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.
Prendetevi cura per prima cosa delle palline da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità … Il resto è solo sabbia.”
Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il maestro sorrise: “Sono felice che tu l’abbia chiesto. Serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita: ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico.”
Buon gioco


