Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno il Veses
Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la trascrizione dell’intervista sul Coaching alla rivista “il Veses“, finestre sulla Val Belluna, all’interno del numero di maggio 2011, realizzata in occasione del laboratorio di comunicazione Per i nostri figli (Sedico – BL), firmata Lucia De Bona & Silvia Pierobon.
INTERVISTA A VIANELLO
Un coach per imparare a comunicare e relazionarsi con gli altri
Il Palazzo dei Servizi di Sedico ha ospitato, i primi due lunedì di aprile, un laboratorio di comunicazione tenuto dal coach Alessandro Vianello, esperto di coaching, leadership, team and staff building, gestione del cambiamento, programmazione neuro-linguistica, comunicazione adulto-bambino.
Quanti titoli! Puoi spiegarci in concreto in cosa consiste il tuo lavoro?
Il mio lavoro consiste nel trasformare obiettivi in risultati, cosa che può essere applicata alle persone comuni, alle aziende o agli sportivi che hanno un proprio obiettivo da raggiungere. Il cuore della mia attività è il coaching. “Coach” in inglese è la vettura, quindi un coach è la persona che ti aiuta ad arrivare dove vuoi, guidandoti e il suo lavoro è favorire dei processi che sono già in atto e renderli più veloci, suggerendo delle strade per arrivare al risultato. Per me lacosa più importante del coaching è stabilire un’alleanza con la persona o con il gruppo di persone con cui lavora; si tratta di creare un rapporto di fiducia dove il passo principale è stimarsi, una delle condizioni base per percorrere un viaggio insieme. Il coach è un viaggiatore che va dove ci sono dei progetti da portare avanti, per questo bisogna essere molto flessibili nel mio lavoro.
Tu hai una laurea in architettura, ma ti occupi di comunicazione: come sono collegate le due cose e cosa ti ha portato a scegliere questo percorso dopo gli studi?
Non ho avuto subito le idee chiare su cosa volevo fare, nella mia vita ho sempre seguito l’istinto, la parte passionale. Mi sono diplomato in ragioneria, mi sono laureato in architettura, ho fatto l’allenatore di pallavolo e poi sono approdato al coaching. Come dice Steve Jobs, creatore di Apple, “non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirvi guardandovi indietro. Così dovete avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.” Quindi sto scoprendo solo adesso, che ho quasi 40 anni, di aver fatto un percorso in realtà molto coerente.
Per quanto riguarda il collegamento tra architettura e comunicazione, la mia tesi di laurea partiva proprio dal presupposto che l’architettura fisica e costruita, insieme a tutto ciò che è comunicazione visiva o ambientale, determina poi i comportamenti delle persone. A questi risultati sono arrivato dopo un periodo di gestione di un centro giovani, osservando come gli allestimenti a livello spaziale provocano cambiamenti nelle risposte emozionali e comportamentali dei ragazzi.
Una delle cose in cui credo di più è che per realizzare grandi risultati sia importante lavorare bene su tre aspetti: l’ambiente, che è il contesto fisico in cui agisco, le relazioni con le persone che entrano in relazione con me e la prestazione, cioè il saper svolgere bene il proprio ruolo.
È cambiata la tua vita da quando sei coach?
Tantissimo! Sono cambiate le mie risposte emozionali perché lavorando a stretto contatto con le persone hai l’opportunità di dare un contributo importante alla loro vita. È una grande soddisfazione sul piano umano vederle raggiungere quello che desiderano, si crea qualcosa di magico che dura per sempre.
Quali sono gli obiettivi che ti poni nel coaching?
Raggiungere gli obiettivi della persona che mi sceglie e nel farlo penso sia fondamentale l’approccio, che deve essere di divertimento e partecipazione attiva.
Quando lavori con una persona ti poni di raggiungere il suo obiettivo in un tempo prestabilito?
Proprio perché l’obiettivo è posto dalla persona questa determina anche i tempi per raggiungerlo. Ci sono degli obiettivi a cui si può arrivare in tempi relativamente brevi e ce ne sono altri a media-lunga scadenza, per il cui ottenimento si può impiegare anche un anno o più. Il coaching è un processo generativo, c’è bisogno di cominciare un percorso e poi di alimentarlo; una singola sessione non è coaching, anche se può essere molto utile perché può dare delle risposte di cui la persona ha bisogno.
Che tipi di cambiamenti innescano i tuoi insegnamenti in chi ti segue?
Cambiamenti a livello d’identità, cioè di quello che le persone sono o pensano di essere. I grandi risultati avvengono sempre con un salto di qualità a livello di autostima e di consapevolezza di se stessi.
Perché è così importante la comunicazione?
Perché ti permette di scambiare con gli altri e, nel momento in cui riesci a costruire un ponte comunicativo con le persone, riesci a godere di quello che possono darti e riesci tu a dare a loro tantissimo, quindi comunicare è un presupposto per crescere insieme. La comunicazione è tutto perché tutto è comunicazione. È impossibile non comunicare, quindi è importante cercare di mettere i contenuti che si vogliono trasmettere in una forma che raggiunga il destinatario. La responsabilità della comunicazione sta in chi comunica e non in chi riceve il messaggio.
Noi possiamo testimoniare che il tuo corso a Sedico è stato seguitissimo! È semplice curiosità o è proprio un bisogno delle persone di imparare a relazionarsi meglio?
Credo che sia un bisogno vitale e come tale vada soddisfatto e gestito. Una persona isolata, non in relazione con gli altri, è molto più esposta ad un pericolo di sofferenza.
Una difficoltà comunicativa tra i ragazzi e i loro genitori e insegnanti è sempre esistita. L’alta frequenza dei tuoi corsi è sinonimo che questo problema si è esasperato o è semplicemente indicativa di una maggior presa di coscienza da parte degli adulti?
Rispetto al passato genitori ed insegnanti sono più consapevoli dell’importanza di comunicare efficacemente con i ragazzi. Non è che il problema si sia accentuato, è che si sono moltiplicate le opportunità e fra le tante c’è anche quella di scoprire come mettersi in gioco a livello relazionale con i ragazzi per migliorare i rapporti con loro. In un’epoca in cui i cambiamenti sono molto veloci lo scarto generazionale si percepisce di più. È come se l’adulto fosse sempre un po’ in ritardo rispetto ad un mondo giovanile che meglio si adegua alle innovazioni tecnologiche e ai mutamenti sociali. Ecco probabilmente perché nasce il bisogno di migliorare il nostro modo di comunicare con i giovani.
Sappiamo che è difficile concentrare le tue lezioni in poche righe, ma puoi dare qualche consiglio pratico ai nostri lettori su come migliorare la loro efficacia comunicativa?
La prima cosa che mi viene in mente è che c’è una strada per arrivare a tutti, si tratto solo di avere la voglia di cercarla e quindi di metterla in pratica. In secondo luogo suggerirei di prendersi la responsabilità della ricerca di questa strada, senza metterla in mano agli altri, perché è l’unico sistema che ci permette di trovarla consapevolmente, entrando in sintonia con l’interlocutore. Infine, avere la voglia di essere i primi a cambiare se si vuol riuscire a cambiare gli altri.
Ti proponiamo di lasciarci con una citazione che secondo te condensa più efficacemente quello che tu proponi di trasmettere nel coaching…
“be the change you want to see in the world” è una citazione di Gandhi che significa: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
per scaricare la versione integrale dell’intervista in pdf clicca sotto
http://dl.dropbox.com/u/21695912/ilVeses.pdf
Il Coaching nel Calcio
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Modena Belluno Italia Europa
Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno Corriere delle Alpi
Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la mia intervista al Corriere delle Alpi di Belluno del 12 dicembre 2010, firmata Michela Fregona.
VIANELLO, ALLENATORE DI CERVELLI
Lui dice: «Il cervello va allenato tanto quanto il fisico». E a me vengono in mente, in sequenza: Buddha, i monaci asceti e qualche maestro zen, nella sua imperturbabilità zen, in tenuta zen da manga giapponese. Invece no. Niente fontane di bambù, niente giardini di sabbia, zero carpe. La disciplina dell’allenamento mentale – Programmazione Neuro Linguistica – e le sue tecniche di applicazione – ovvero il coaching – viene tutta dal Nuovo Mondo, e da cinquant’anni, ormai, si esercita in declinazioni tra le più svariate. Alessandro Vianello, che dal 2005 lavora tra Belluno, Sassuolo, Perugia, Modena, Milano, e in un’altra manciata di città italiane, ha privilegiato la via dello sport. Che cos’è il coaching? «E’ un lavoro che mette in moto le risorse della persona: sfrutta la memoria delle sensazioni positive che vengono vissute. In pratica, per il cervello non c’è differenza tra quello che vive e la realtà. Ogni sensazione determina una traccia nervosa. E ogni traccia lascia memoria. Bisogna allenare il cervello a selezionare, nella prestazione, le memorie positive: le sensazioni del successo già vissuto, e ripeterle. Per questo è un allenamento: più ripeto, più facile è fare». Il primo risultato importante? «La vittoria nel Campionato Europeo di tennis giovanile: Giulio Mazzoli aveva 14 anni, quando l’ho conosciuto, ed era classificato duecentocinquantesimo su 500 tennisti. Per accedere al tabellone principale, è partito dalle qualificazioni. Alla fine ha vinto il torneo». Il suo palmares conta sette titoli in quattro sport diversi in tre anni: tutti campioni? «A dire il vero, ho lavorato sempre con persone che, per quanto promettenti, non avevano mai fatto grandi risultati. E questo, se possibile, mi dà ancora più soddisfazione». Chi si rivolge a un coach? «Nel caso di ragazzi giovani, spesso sono genitori che hanno sentito parlare di questa tecnica. Il lavoro che ho fatto più recentemente, ad esempio, è quello con Riccardo Michelini: un ragazzo poi che ha vinto il Campionato Italiano Match Play di golf under 18 ed è andato agli Europei con la nazionale. E’ stato suo padre a contattarmi: per il ragazzo, il golf era il suo sogno. Ma la famiglia non aveva possibilità economiche. Oggi Riccardo ha ricevuto una borsa di studio di 50.000 euro in Spagna è stato convocato in nazionale ed è andato agli Europei. Quello che ha fatto, lo ha raggiunto solo grazie ai suoi risultati». E’ proprio al golf che lei sta rivolgendo il suo lavoro, ultimamente. «Sì: attraverso Riccardo ho conosciuto Federico Bisazza, giocatore e maestro. Con lui abbiamo fondato Flow Golf Team: una collaborazione per portare i giocatori a esprimersi meglio attraverso il divertimento. Solo quando ti diverti veramente puoi esprimere il meglio di te». E poi c’è il coaching di gruppo… «Sì: una esperienza che mi ha accompagnato a fianco della squadra del volley femminile di Sassuolo nella promozione dalla serie A2 alla A1. E poi a Perugia, in A1, sono stato al servizio del capo allenatore Gianni Caprara, per amplificare l’unione della squadra e dello staff. Il tutto unito a un coaching individuale mirato alle prestazioni delle varie giocatrici. Una esperienza forte». Quale è la difficoltà che incontra più spesso? «Demolire le convinzioni limitanti. Le convinzioni sono sopra le capacità: se uno è convinto di non farcela, avrà delle prestazioni in linea con il suo convincimento. Perchè la prestazione sarà un evento emotivamente segnato». Un esempio? «Un caso che mi è capitato: un calciatore delle giovanili di Modena, in una partita, andando a colpire di testa aveva dato una capocciata e si era fatto male. Da quel momento in poi non ha più voluto, nei contrasti, colpire di testa: per uno alto un metro e ottantacinque, ovviamente, risultava una limitazione grossissima. Come avere una Ferrari e andare in prima: in pratica era guarito fisicamente, ma il suo cervello conservava la memoria del trauma, e lo bloccava per la paura di farsi male. Abbiamo fatto un lavoro di ristrutturazione: oggi è già stato opzionato da alcune squadre professionistiche». Ma il coaching è una moda? «Credo che non ci sia nulla di nuovo nel coaching e nella Pnl: hanno solo trovato dei modelli e degli schemi che possono essere applicati da tante persone». Non c’è un rischio etico? «Intendiamoci: il coaching non è la psicologia. Non ci sono domande sul perchè. E’ un processo generativo: parti dai risultati, dài risposte su come fare, sulla prestazione. Oggi esistono molte persone che fanno questo lavoro, in tutto il mondo. In Italia ci si sta muovendo con un po’ di ritardo, ma altrove il preparatore delle menti, per gli atleti, è una figura che non ha nulla di nuovo». Non riesco a trattenermi: chissà cosa sarebbe stato di quel rigore di Baggio, ai Mondiali, con un coach dietro.
Vianello, allenatore di cervelli .. sul sito del Corriere delle Alpi
IL LABORATORIO ITINERANTE PER I BAMBINI
il progetto prima a Belluno, ora è a Sassuolo
Il numero zero lo ha fatto in aprile, a Belluno. Poi il Comune di Sassuolo gli ha commissionato il bis, e l’adesione ha superato di gran lunga le aspettative. E, l’anno prossimo, si torna a replicare. E’ così che “Per i nostri figli” è diventato un vero e proprio laboratorio itinerante. Scopo del gioco: comunicare con i piccini (e i meno piccini) senza finire nelle macerie emotive lasciate in eredità, in ciascuno di noi, dalle generazioni precedenti. «L’idea – racconta Alessandro Vianello – mi è nata quando sono diventato padre io stesso e ho cominciato a comunicare con mio figlio Riccardo. Ho seguito un corso adulti-bambini legato ad applicazioni del lavoro di coach, e ho iniziato a riflettere, così come possiamo fare tutti, sulla maniera in cui siamo stati educati. Su quello che siamo e sulle rappresentazioni che ci vengono indotte di noi stessi: fare differenza tra identità e comportamenti, di un bambino o di un ragazzo, è fondamentale». La parola chiave, secondo il coach, è tranquillizzare. «Se i bambini sono tranquilli, il loro processo di crescita è più veloce: stanno meglio. E, di conseguenza, stiamo meglio anche noi. Il bambino si sente visto sempre. Sembra una sciocchezza, ma le parole sono veramente importanti; quanti di noi, quando portavano a casa i voti, si sentivano chiedere: e gli altri, come sono andati? La nostra identità c’è sempre stata, a prescindere dai compagni di classe, eppure…». Anche nel rapporto con i figli, il laboratorio invita al divertimento: «E’ proprio una questione chimica – conclude Alessandro Vianello – quando ci divertiamo secerniamo dei succhi che favoriscono il lavoro delle sinapsi; per questo arriviamo più velocemente alle soluzioni: il divertimento è un neurofacilitatore. Non bisogna dimenticare che ogni lavoro sull’identità dà una risposta di tipo emozionale: quando si comunica facendo coincidere quello che il bambino ha fatto e quello che il bambino è (con la classica frase “Sei cattivo”, per esempio) si lavora proprio al contrario. E al bambino viene voglia di scappare. O di attirare ancora di più l’attenzione su di sé. In un caso che ho seguito, per esempio, la situazione era paralizzante: il padre e la madre erano costretti a restare a scuola quando il figlio era in classe perchè, se si allontanavano, lo prendevano delle crisi di panico. Era una dinamica di comunicazione che non permetteva uscita». (mi.fr.)
Il laboratorio itinerante per i bambini .. sul sito del Corriere delle Alpi
UNA TESI IN SCENOGRAFIA SUL CENTRO GIOVANI
Architetto. Anzi: coach. Il primo passo di Alessandro Vianello nel mondo del coaching parte da molto lontano: con la laurea in Architettura all’Università di Venezia, nel 2000. «Una tesi in sceneggiatura – racconta – su come l’ambiente condiziona i comportamenti, seguendo più di un anno di vita del Centro Giovani di Borgo Pra e costruendone un filmato. Non me ne sono reso conto subito, ma c’era già molto del mio lavoro, in quegli studi: oggi so che si ottengono grandi risultati quando si lavora sull’ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione». Al coaching vero e proprio Alessandro Vianello si avvicina nel 2004, all’interno di un corso di abilitazione di III grado per allenare squadre: «Ho iniziato a studiare e a seguire corsi fino a diventare Licensed Npl Coach a livello internazionale e italiano con Richard Bandler, il co-inventore della Programmazione Neuro Linguistica». (mi.fr.)
Una tesi in scenografia sul centro giovani .. sul sito del Corriere delle Alpi
Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.
Per i nostri figli Sassuolo coach
Il laboratorio è già al completo ed è stata creata una lista d’attesa per il prossimo. Appuntamento con i partecipanti lunedì 27 settembre ore 20,30 al Centro per le famiglie di Sassuolo.
Grazie a tutti e buon divertimento !
Ale
Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.
Per i nostri figli coach Sassuolo
Con grande piacere mi hanno appena comunicato che ci sono già 7 iscritti su i 20 posti disponibili, e questo ancor prima della distribuzione del materiale specifico dell’iniziativa.
Se il buon giorno si vede dal mattino .. questo è proprio un grande inizio.
Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.
Belluno 25 aprile 2010
MICHELA CONIGLIELLO
“.. qualcosa di più di un semplice laboratorio di comunicazione ..”
grazie!
perché è stata l’esperienza adatta a me,
perché non c’è stata troppa teoria,
perché mi hai dato la giusta dose di elementi di osservazione e riflessione,
perché i messaggi sono stati chiari, efficaci, coinvolgenti e l’ultimo anche sorprendente,
perché ho imparato,
perché ho identificato un grosso punto debole su cui lavorare,
perché mi è piaciuto condividere il laboratorio proprio con quelle persone,
perché il tempo è volato senza che me ne accorgessi,
perché, tornata a casa, è stato facile trasferire a Enrico quello che ho vissuto.
sintetizzerei il tutto dicendo che il valore della persona e il rispetto di questo valore sono il presupposto e il fine ultimo del nostro agire, da qui possiamo creare una serie di positivi effetti a catena su noi stessi, gli altri, le relazioni, l’ambiente. Diciamo che i tuoi suggerimenti sono stimoli per ricordarcelo, metterlo in pratica e vivere bene con noi stessi e con gli altri.
Insomma direi qualcosa in più di un semplice laboratorio di comunicazione…
PAOLA POGGI
“.. di certo vale la pena tentare e ritentare ..”
Mi sono divertita moltissimo, non mi sono mai annoiata e l’attenzione è rimasta catturata e costante per tutto il tempo.
Mi sono bevuta (nel senso di assimilare velocemente e attentamente) le informazioni che ci hai dato. Ho scoperto di avere sbagliato alcune cose con i miei figli e di averne indovinate altre.. e di questo sono molto contenta. Per gli errori fatti poco c’è da fare se non cercare di evitare di farli nuovamente ed esercitarsi nell’applicazione di un modo più ‘illuminato’ di comunicare.
Non dico sia facile, ma di certo vale la pena tentare e ritentare…finché non riesce =). Rimangono i complimenti per il tuo entusiasmo e la capacità che hai di trasmetterlo agli altri.
Grazie per gli strumenti che mi hai dato da portare a casa e per gli spunti di riflessione.
OLIVIER NAIDA
“.. per vedere il mondo nel modo giusto, per amarlo e farlo amare ..”


