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mag 7, 2010
Ale
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Strategia

“La strategia non è un programma dettagliato o un programma di istruzioni; è piuttosto un tema unificatore che conferisce coerenza e unicità di direzione alle azioni e alle decisioni di un individuo o di un’organizzazione.”
ROBERT M. GRANT, L’analisi strategica per le decisioni aziendali, Il Mulino, Milano, 2006, pag.15

apr 17, 2010
Ale

Viva le fagiane

“Se la livrea del fagiano maschio fosse meno ostentatoria, attirerebbe meno gli sguardi della fagiana, ma anche del cacciatore.”

JEAN FRANCOIS BOUVET, La strategia del camaleonte, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000, pag. 9

Ed anche per gli umani esibirsi significa correre dei rischi, come potrebbero testimoniare i soldati francesi della Grande Guerra con i loro bei pantaloni rosso vivo, tanto seducenti in città quanto disperatamente visibili nel campo di battaglia.
Personalmente, e solo per una questione di motivazioni, preferisco prepararmi a gestire consapevolmente i rischi e ad attirare gli sguardi delle fagiane …

Tutto il meglio :-) Ale Coach

apr 7, 2010
Ale

Mamma Papà e .. figli

“I figli sono uno diverso dall’altro: ogni bambino nasce con un proprio temperamento.”

GIOVANNI BOLLEA, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano, 2003, pag. 25

Assumendo per vero che  .. le madri non sbagliano mai .. per il papà è importante,
specie dai 10 anni circa in poi:

1. Essere se stesso
2. Essere disponibile nel gioco, nella discussione, nell’ascolto
3. Dare esempio di autocontrollo e d’intransigenza sul piano morale
4. Dare sicurezza, nelle piccole e grandi cose, per insegnare a vedere l’essenziale
5. Essere il padre che alla fine troverà la soluzione ai problemi della vita
6. Mantenere il segreto delle confidenze dei figli, anche con la madre se lo desiderano
7. Essere autorevole creando la stima con l’esempio
8. Controllare il proprio temperamento con i figli come con gli estranei
9. Mostrare armonia, stima e concordanza pedagogica con la mamma davanti ai figli
10. Costruire momenti d’incontro per la famiglia liberi da interferenze

Dedicato alle mamme, ai papà e ai loro figli.

mar 27, 2010
Ale

Fernando .. Pessoa

Segui la tua sorte,
annaffia le tue piante,
ama le tue rose.
Il resto è l’ombra
d’alberi stranieri.

La realtà
è sempre di più o di meno
di quello che vogliamo.
Solo noi siamo sempre
uguali a noi stessi.

Dolce è vivere solo.
Grande e nobile è sempre
vivere con semplicità.
Lascia il dolore sulle are
come offerta agli dei.

Guarda la vita da lontano,
e non interrogarla mai.
Nulla essa può
dirti. La risposta
è al di là degli dei.

Ma serenamente
imita l’Olimpo
nel segreto del tuo cuore.
Gli dèi sono dèi
perché non si pensano. 

FERNANDO PESSOA, L’enigma e le maschere, Mondadori, Cles (TN), 1996, pag. 30-31

mar 17, 2010
Ale

Bello o brutto

belloobrutto1000

 

 

 

 

 

 

“Bello o brutto, un film assomiglia sempre a colui che ne firma la realizzazione e, nel peggiore dei casi, ci troveremo di fronte al film di un signore che non ha diretto gli attori, non ha collaborato alla sceneggiatura e non ha deciso le angolazioni.”

FRANCOIS TRUFFAUT, Il piacere degli occhi, Marsilio, Venezia, 1988, pag. 13 

A mio parere il regista è l’unico elemento della troupe cinematografica che non ha il diritto di lamentarsi o di credersi maltrattato; è lui che deve conoscersi abbastanza bene da potersi stimare nel giusto valore e decidere se è in grado di subire limitazioni volgendole a proprio vantaggio (a vantaggio del film naturalmente) o se quelle limitazioni potranno diventare delle concessioni che, in quanto tali, nuoceranno al risultato.

Troppi registi ormai hanno preso l’abitudine di giustificare la mediocrità dei loro film con le eccessive esigenze del produttore.

Jean Renoir, invece, non concepisce di lavorare senza tener conto del parere di tutti quelli che gli stanno attorno; ama con passione i mestieri legati allo spettacolo, gli attori, i tecnici; accetta volentieri, dietro suggerimento del produttore, di utilizzare questo o quell’attore famoso a cui, del resto, offre l’occasione d’interpretare il ruolo migliore; discute volentieri sul soggetto con i finanziatori e con gli interpreti, accettando le più diverse argomentazioni; tiene conto di tutte le esigenze e ha riguardo per la suscettibilità di ciascuno; ogni suo collaboratore avrà la sensazione di aver fatto trionfare il suo punto di vista anche se il risultato sarà “puro” Jean Renoir, qualcosa di caloroso, vivace, intelligente e rigorosamente inimitabile.

Grazie Francois per avermi ricordato cos’è la leadership.

RICHARD TANDY :-)

mar 7, 2010
Ale

Quel tanto che basta

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a proposito di Christofer Langan

“Non faceva giri di parole cercando l’espressione giusta e non tornava sui suoi passi per riformulare una frase. E, tanto per dire, non intercalava il discorso con i vari “ehm” o “ah” e non usava alcuna forma di mitigazione colloquiale; le frasi uscivano a passo di marcia, una dopo l’altra, chiare e sbrigative, come soldati su una piazza d’armi.” 


MALCOLM GLADWELL, Fuoriclasse, Mondadori, Milano, 2009, pag. 58

 

Christofer Langan ha un QI (quoziente d’intelligenza) stimato tra 195 e 200, ben oltre il 30% in più di Albert Einstein che pure aveva 150.

A proposito dei geni e della loro intelligenza, oggi sappiamo che per far succedere quello che vogliamo nella vita (ossia avere successo) serve quel tanto che basta d’intelligenza, poiché avere un QI sopra i 115 è stato dimostrato irrilevante per il successo.

Buono a sapersi e facciamo un passo avanti nella nozione di soglia. Se l’intelligenza conta fino a un certo punto significa che, passato quel punto, sono altre le cose che contano e non hanno a che spartire con l’intelligenza. 

Facendo un paragone con il basket, se la statura è sufficiente, ci si comincia a preoccupare della velocità, del senso del campo, dell’agilità, dell’abilità nel palleggio, della precisione del tiro, delle percentuali nei vari fondamentali, della capacità a saper stare e a lavorare dentro un team.

Quando tutti sono intelligenti, cosa fa quindi la differenza?

Studiando la vita delle persone con QI sopra i 115 si è infatti scoperto che il carattere, la creatività, le qualità relazionali, una mentalità flessibile e aperta al cambiamento, l’attitudine a sapersi evolvere adattandosi all’ambiente sono state le discriminanti del successo degli uni rispetto agli altri.

Quindi a fianco dei tradizionali modi per valutare l’intelligenza convergente come il test delle matrici di Raven, che ci chiede di scegliere tra una rosa di possibilità e di convergere sulla risposta esatta, si sono oggi sviluppati test sull’intelligenza divergente che ci chiedono di usare l’immaginazione e di volgere la nostra mente in quante più direzioni possibili per valutare la nostra creatività e la nostra propensione al …

 

Ad esempio: scrivete tutti i modi che vi vengono in mente per utilizzare un mattone e una coperta. Confrontatelo con quello che è venuto in mente ai vostri amici e a queste due persone, entrambe intelligenti quel tanto che basta:

Mattone
Materiale da costruzione, oggetto adatto al lancio.
Coperta
Per tenersi caldi, per spegnere un incendio, può essere legata agli alberi e utilizzata per dormire (come amaca), come barella improvvisata.

Mattone
Serve a spaccare le vetrine per fare una rapina. È uno degli elementi che tengono insieme una casa. Si può usare nella versione di una roulette russa, se nel frattempo volete mantenervi in forma (fate dieci passi con i mattoni, giratevi e lanciate, non è consentito scansarsi). Se volete tenere in posizione un piumino sul letto, legate un mattone ad ogni angolo. Serve a spaccare le bottiglie vuote di Coca-Cola.
Coperta
Si usa nel letto. Per coprirsi nei boschi durante un rapporto sessuale illecito. In sostituzione di una tenda. Per fare segnali di fumo. Come vela in una barca, in un carro o in una slitta. In sostituzione si un asciugamano. Come bersaglio per far esercitare al tiro i miopi. Per prendere quelli che si buttano dai grattacieli in fiamme.

Interessante .. entrambi hanno un QI sopra i 115, ma potendo scegliere chi vorreste dalla vostra parte?

Ciò è veramente affascinante perché spiega come la mente di ognuno di noi lavora e quale sia la ricchezza di neuro-connessioni e di collegamenti che è in grado di produrre per determinare poi dei risultati.

L’intelligenza pratica consiste infatti nel sapere che cosa dire a chi, quando è il momento per dirlo e come dirlo per ottenere il massimo effetto. 

Intelligenza pratica e intelligenza analitica, infatti, sono ortogonali, ossia la presenza dell’una non implica la presenza dell’altra. E’ un po’ come se andassero ognuna per la propria strada e che ci permettessero di esprimerci al meglio quando siamo così bravi da servirci di entrambe.

Studiando la vita di Langan si è scoperto che non possedeva affatto l’intelligenza pratica perché non gli era mai stata insegnata dai suoi genitori, essendo nato in una famiglia poverissima con un padre violento ed alcolizzato che di fatto gli aveva “imparato” solo a diffidare di ogni forma d’autorità e a vivere con sospetto il proprio ambiente.

“Le sue frasi uscivano a passo di marcia, una dopo l’altra, chiare e sbrigative, come soldati su una piazza d’armi …” rigide ed impermeabili al mondo e alle opportunità che gli si presentavano davanti, possiamo aggiungere adesso.

L’idoneità a gestire i rapporti sociali, quello che di fatto è mancato a Langan per avere un impatto sul mondo proporzionale al suo straordinario potenziale, s’impara infatti in famiglia. E questa è l’altra buona notizia.

Sarà un caso ma inspiegabilmente la madre di Langan si dimentica di firmare il modulo per fargli rinnovare la borsa di studi che così gli viene negata (?!); per continuare a stare al College Langan cerca di farsi spostare le lezioni al pomeriggio, come fanno tutti gli studenti in caso di necessità, ma non ci riesce (?!); gli insegnanti, di solito molto propensi ad aiutare le menti brillanti come la sua, lo ignorano completamente e non si accorgono di lui (?!); Langan pensa che Harvard sia un’istituzione di potere dove la libertà è asservita al denaro e dove i docenti non scelgono liberamente cosa insegnare per continuare a ricevere gli assegni dalla facoltà (?!).

Ad oggi nessuno ha veramente preso in considerazione e pubblicato quello su cui sta lavorando da anni, eppure Christofer Langan incominciò a parlare a sei mesi e imparò a leggere da solo a 3 anni. 

Recenti studi della sociologa Annette Lareau hanno evidenziato che le famiglie dei più ricchi e quelle dei più poveri hanno due diversi modi di educare i figli.

I più ricchi adottano quello che definisce “allevamento concordato” mentre i più poveri quello che definisce “completamento della crescita spontanea“. E la differenza non è solo nel tempo che hanno a disposizione per crescere ed educare i propri figli, spesso è proprio una mentalità che porta a vedere il mondo e le opportunità con occhi diversi. (Unequal Childhoods)

Nel completamento della crescita spontanea mancano programmi intensivi di crescita, di sport e di formazione per i figli, essendoci principalmente solo la possibilità d’inventare qualche gioco all’aperto insieme ai fratelli e alle sorelle e agli altri bambini del quartiere. E manca soprattutto quella partecipazione culturalmente attiva dei genitori alla vita dei propri figli, che sono lasciati crescere spontaneamente senza una guida che stimoli un certo tipo di attitudine e di relazione verso l’autorità e gli altri soggetti sociali.

Nell’allevamento concordato i bambini sono volutamente esposti ad esperienze che mutano costantemente, imparano a lavorare in gruppo e ad affrontare ambienti molto strutturati. E soprattutto imparano la sensazione di avere dei diritti e a personalizzare, nel senso migliore del termine, le istituzioni, i gruppi, le persone e l’ambiente in cui vivono per raggiungere i loro scopi.

I bambini cresciuti con lo stile dell’allevamento concordato imparano a farsi valere con chi detiene autorità e acquisiscono l’abitudine ad essere trattati con rispetto, come una persona unica e preziosa, degna dell’interesse e dell’attenzione degli altri.

Imparano a ragionare, a trattare e a scherzare con la stessa facilità, acquisendo la capacità di far valere i propri diritti perché consapevoli della loro piena esistenza, ossia a vivere un atteggiamento adatto a conseguire il successo nel mondo d’oggi. 

Oltre a quel tanto che basta d’intelligenza, quello che fa la differenza è proprio la fortuna o il privilegio di crescere nel giusto ambiente e di essere educati dalla propria famiglia o da qualcun altro (un amico, un mentore, un Coach, etc.) a presentarsi nel migliore dei modi al mondo perché nessuno può farcela da solo, anche se è un genio.

Nessuno può farcela da solo, anche se è un genio.

AleCoach1000

 

 

 

 

 

 

 

 

Richard Tandy & Ale Coach :-)

 

dic 27, 2009
Ale
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Pittura fotografia film

“Nondimeno a me sembra assolutamente necessario collaborare alla configurazione del proprio tempo con mezzi attuali.”
LASZLO MOHOLY-NAGY, Pittura fotografia film, Einaudi, Torino, 1987, pag 8

Cosa ho trovato, ragazzi! Che fortuna, dopo questa possiamo chiudere! Ciao e grazie, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata amore mio …

E’ stato bello ragazzi ma tutto finisce prima o poi, solo l’amore è per sempre. Mamma butta la pasta ho l’oliva nel Martini.

Grazie Laszlo per il tuo nome e per avermi fatto capire quanto sia cambiato il mondo con la rottura del patto mimetico nell’arte, perché una mela non è più solo una mela. Apple ringrazia. Steve Jobs pure.

Tutto può essere trasformato, trasportato e traslato, se non fuori almeno dentro ciascuno di noi, nella nostra testa: e il coaching è questo, è prendere una risorsa, amplificarla ed utilizzarla dove ti serve.

Quante volte i miei clienti mi chiedono coaching per una cosa specifica e poi scopro che lo utilizzano con straordinario successo anche in un’altra cosa.

C’è chi mi ha chiesto ufficialmente coaching per guadagnare di più e poi ha utilizzato quelle risorse/conoscenze/abilità per sedurre la donna della sua vita.

Magico, ha tutta la mia stima: anche questo è il bello del mio lavoro.

dic 7, 2009
Ale
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Chiunque… intelligente

“Io sono Chiunque”, protestò Chiunque. “Ora voglio
essere qualcuno in particolare.”
“Oh”, disse Blink. “Posso capirti. Penso che dovresti
provare a essere un po’ di persone e forse ti faresti
un’idea di chi ti piacerebbe essere.”
”Non essere sciocco”, disse Chiunque. ”Nessuno
riesce a diventare chi gli piacerebbe essere. Una cosa
così non si è mai sentita. Devi essere qualcun altro,
così da poter desiderare di essere la persona che
vorresti essere. Se fossi la persona che volevi essere,
allora non vorresti essere quella persona, dunque io
devo essere qualcun altro.”
Blink si trovò d’accordo e ne rimase talmente
colpito che decise che di certo Chiunque doveva
essere qualcuno davvero intelligente. Fu così che
partirono con l’idea di provare a indossare l’identità
di ciascuno dei saggi del luogo.
RICHARD BANDLER, Il sogno di chiunque, Alessio Roberti Editore Srl, 2008, pagina 60

galleggiando

tra immaginazione e illusione

di Cristiana Giovanardi

nov 7, 2009
Ale
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La mia vita intera

“Quando la macchina mi dà l’immagine che io voglio, potrei benissimo buttarla via, perché non ho nessun amore per il mezzo meccanico; questo anche se amo la mia macchina e so che, quando si romperà definitivamente, smetterò di fotografare. Sono sicuro che finirà così, perché io sono nato con lei e con lei voglio consumare quest’idea di una vita fuori dai soliti binari; quando mi accorgerò che la macchina si è rotta vorrà dire che si è rotto qualcosa in me.
Quindi, insomma, di tecnica non conosco niente. Io so che accade qualche cosa davanti ai miei occhi e qualcosa dentro di me, e non so come fermarla. So che mi hanno dato questa macchina fra le mani, con lei posso fermare questo qualcosa in un’immagine. Perché è così facile fotografare! Non c’è niente di difficile, basta non chiedersi troppe cose”.
MARIO GIACOMELLI, LA MIA VITA INTERA, a cura di Simona Guerra, Bruno Mondadori, 2008, pag 41

Uno dei più importanti fotografi italiani, Mario Giacomelli, racconta una cosa per me molto importante: la tecnica non è il fine ultimo, fotografare, raccontare, questo è il motivo che spinge a prendere la macchina fotografica.

In un’epoca pervasa dai gadget, dagli optional che nessuno usa, dal possedere mezzi e strumenti potenti,  la poetica del gesto, dello sguardo, dell’emozione sta svanendo, passa in secondo piano sostituita dalle infinite possibilità offerte dalla tecnologia.

E’ per questo che oltre alla mia macchina digitale, sto acquistando vecchi pezzi della memoria, polaroid prodotte negli anni della mia nascita, scatole geniali che limitano le nostre possibilità tecniche ma fanno riemergere la forza dello sguardo, dell’inventare una storia attraverso le immagini.

Buoni scatti
Alberto

(i miei piedi nel mondo)

ott 27, 2009
Ale
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Orson Wells

“La tecnica? Non mi faccia ridere! Nel cinema, come in qualsiasi mestiere, la tecnica s’impara in quattro giorni. Difficile, invece, è come servirsene per fare dell’arte. Per questo occorrono anni …”
ORSON WELLS, Claudio M. Valentinetti, Editrice il castoro, Milano, 1993, pag 13

Ti adoro Orson e non finirò mai di ringraziarti per l’Otello! .. “io recito sempre la parte di capi, di persone che hanno qualcosa di smisurato: io devo essere sempre bigger then life, più grande della natura.”

Ti adoro Orson perché vivevi con grande consapevolezza il tuo dono, il tuo corpo e la tua personalità. “Non so perché ma i miei film sono tutti, in gran parte, una ricerca fisica.”   E infatti le Desdemona diventavano tutte tue amanti.

Ti adoro Orson perché vivevi smisuratamente l’amore anche nella vita dando una visione  alla passione che per sua natura è commozione, un’emozione totalizzante che può essere messa in forma e gestita con l’arte.

L’arte di migliorarsi, di crescere, di divertirsi ricercando l’eccellenza anche nel lavoro dove spesso, invece, mettiamo le nostre attenzioni sulla tecnica dimenticando che c’è un qualcosa di molto più importante a monte dell’uomo del monte.

Nel mio lavoro tutto questo si chiama attitudine, intesa come il modo di porsi verso gli altri, verso la vita e verso l’universo. Ed è ciò che fa la differenza.

Conoscere alla perfezione una tecnica per cambiare un comportamento e non avere la giusta attitudine è come comprare una Ferrari e andarci sempre in giro in prima. Impensabile per Orson!!!

Buon viaggio

Pagine:«123»

Alessandro Vianello

Si ottengono i migliori risultati quando si lavora bene sull'ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione.

Passioni di coach

Lo Sport, le Piccole e Medie Imprese, la Comunicazione adulto-bambino, i Clown Dottori.

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