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gen 8, 2012
Ale

Coach Alessandro Vianello Federgolf San Domenico Golf

“.. e di fidarsi di quello che poi la palla farà.”
MATTEO MANASSERO

Straordinaria esperienza umana e professionale con lo Staff della Nazionale Italiana Femminile di Golf nel primo raduno dell’anno dal 1 al 7 gennaio 2012 al San Domenico Golf Club. Un grandissimo ringraziamento ai vertici della Federgolf, al direttore tecnico Anna Roscio, al capo allenatore Roberto Zappa, ai golf coach Stefania Croce, Alex Senoner, Stefano Soffietti, Luigi Zappa, al preparatore fisico Ezio Sibona, al fisio Luciano Bonici, al medico Elvira De Blasiis e a tutte le atlete.
Un ringraziamento speciale a Matteo Manassero e al suo Coach Alberto Binaghi.

Alessandro Vianello Golf Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo

ale1coach@gmail.com

giu 20, 2011
Ale

Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno il Veses

Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la trascrizione dell’intervista sul Coaching alla rivista “il Veses“, finestre sulla Val Belluna, all’interno del numero di maggio 2011, realizzata in occasione del laboratorio di comunicazione Per i nostri figli (Sedico – BL), firmata Lucia De Bona & Silvia Pierobon.

INTERVISTA A VIANELLO
Un coach per imparare a comunicare e relazionarsi con gli altri

Il Palazzo dei Servizi di Sedico ha ospitato, i primi due lunedì di aprile, un laboratorio di comunicazione tenuto dal coach Alessandro Vianello, esperto di coaching, leadership, team and staff building, gestione del cambiamento, programmazione neuro-linguistica, comunicazione adulto-bambino.

Quanti titoli! Puoi spiegarci in concreto in cosa consiste il tuo lavoro?
Il mio lavoro consiste nel trasformare obiettivi in risultati, cosa che può essere applicata alle persone comuni, alle aziende o agli sportivi che hanno un proprio obiettivo da raggiungere. Il cuore della mia attività è il coaching. “Coach” in inglese è la vettura, quindi un coach è la persona che ti aiuta ad arrivare dove vuoi, guidandoti e il suo lavoro è favorire dei processi che sono già in atto e renderli più veloci, suggerendo delle strade per arrivare al risultato. Per me lacosa più importante del coaching è stabilire un’alleanza con la persona o con il gruppo di persone con cui lavora; si tratta di creare un rapporto di fiducia dove il passo principale è stimarsi, una delle condizioni base per percorrere un viaggio insieme. Il coach è un viaggiatore che va dove ci sono dei progetti da portare avanti, per questo bisogna essere molto flessibili nel mio lavoro.
Tu hai una laurea in architettura, ma ti occupi di comunicazione: come sono collegate le due cose e cosa ti ha portato a scegliere questo percorso dopo gli studi?

Non ho avuto subito le idee chiare su cosa volevo fare, nella mia vita ho sempre seguito l’istinto, la parte passionale. Mi sono diplomato in ragioneria, mi sono laureato in architettura, ho fatto l’allenatore di pallavolo e poi sono approdato al coaching. Come dice Steve Jobs, creatore di Apple, “non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirvi guardandovi indietro. Così dovete avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.” Quindi sto scoprendo solo adesso, che ho quasi 40 anni, di aver fatto un percorso in realtà molto coerente.
Per quanto riguarda il collegamento tra architettura e comunicazione, la mia tesi di laurea partiva proprio dal presupposto che l’architettura fisica e costruita, insieme a tutto ciò che è comunicazione visiva o ambientale, determina poi i comportamenti delle persone. A questi risultati sono arrivato dopo un periodo di gestione di un centro giovani, osservando come gli allestimenti a livello spaziale provocano cambiamenti nelle risposte emozionali e comportamentali dei ragazzi.
Una delle cose in cui credo di più è che per realizzare grandi risultati sia importante lavorare bene su tre aspetti: l’ambiente, che è il contesto fisico in cui agisco, le relazioni con le persone che entrano in relazione con me e la prestazione, cioè il saper svolgere bene il proprio ruolo.
È cambiata la tua vita da quando sei coach?

Tantissimo! Sono cambiate le mie risposte emozionali perché lavorando a stretto contatto con le persone hai l’opportunità di dare un contributo importante alla loro vita. È una grande soddisfazione sul piano umano vederle raggiungere quello che desiderano, si crea qualcosa di magico che dura per sempre.
Quali sono gli obiettivi che ti poni nel coaching?

Raggiungere gli obiettivi della persona che mi sceglie e nel farlo penso sia fondamentale l’approccio, che deve essere di divertimento e partecipazione attiva.
Quando lavori con una persona ti poni di raggiungere il suo obiettivo in un tempo prestabilito?

Proprio perché l’obiettivo è posto dalla persona questa determina anche i tempi per raggiungerlo. Ci sono degli obiettivi a cui si può arrivare in tempi relativamente brevi e ce ne sono altri a media-lunga scadenza, per il cui ottenimento si può impiegare anche un anno o più. Il coaching è un processo generativo, c’è bisogno di cominciare un percorso e poi di alimentarlo; una singola sessione non è coaching, anche se può essere molto utile perché può dare delle risposte di cui la persona ha bisogno.
Che tipi di cambiamenti innescano i tuoi insegnamenti in chi ti segue?

Cambiamenti a livello d’identità, cioè di quello che le persone sono o pensano di essere. I grandi risultati avvengono sempre con un salto di qualità a livello di autostima e di consapevolezza di se stessi.
Perché è così importante la comunicazione?

Perché ti permette di scambiare con gli altri e, nel momento in cui riesci a costruire un ponte comunicativo con le persone, riesci a godere di quello che possono darti e riesci tu a dare a loro tantissimo, quindi comunicare è un presupposto per crescere insieme. La comunicazione è tutto perché tutto è comunicazione. È impossibile non comunicare, quindi è importante cercare di mettere i contenuti che si vogliono trasmettere in una forma che raggiunga il destinatario. La responsabilità della comunicazione sta in chi comunica e non in chi riceve il messaggio.
Noi possiamo testimoniare che il tuo corso a Sedico è stato seguitissimo! È semplice curiosità o è proprio un bisogno delle persone di imparare a relazionarsi meglio?

Credo che sia un bisogno vitale e come tale vada soddisfatto e gestito. Una persona isolata, non in relazione con gli altri, è molto più esposta ad un pericolo di sofferenza.
Una difficoltà comunicativa tra i ragazzi e i loro genitori e insegnanti è sempre esistita. L’alta frequenza dei tuoi corsi è sinonimo che questo problema si è esasperato o è semplicemente indicativa di una maggior presa di coscienza da parte degli adulti?

Rispetto al passato genitori ed insegnanti sono più consapevoli dell’importanza di comunicare efficacemente con i ragazzi. Non è che il problema si sia accentuato, è che si sono moltiplicate le opportunità e fra le tante c’è anche quella di scoprire come mettersi in gioco a livello relazionale con i ragazzi per migliorare i rapporti con loro. In un’epoca in cui i cambiamenti sono molto veloci lo scarto generazionale si percepisce di più. È come se l’adulto fosse sempre un po’ in ritardo rispetto ad un mondo giovanile che meglio si adegua alle innovazioni tecnologiche e ai mutamenti sociali. Ecco probabilmente perché nasce il bisogno di migliorare il nostro modo di comunicare con i giovani.
Sappiamo che è difficile concentrare le tue lezioni in poche righe, ma puoi dare qualche consiglio pratico ai nostri lettori su come migliorare la loro efficacia comunicativa?

La prima cosa che mi viene in mente è che c’è una strada per arrivare a tutti, si tratto solo di avere la voglia di cercarla e quindi di metterla in pratica. In secondo luogo suggerirei di prendersi la responsabilità della ricerca di questa strada, senza metterla in mano agli altri, perché è l’unico sistema che ci permette di trovarla consapevolmente, entrando in sintonia con l’interlocutore. Infine, avere la voglia di essere i primi a cambiare se si vuol riuscire a cambiare gli altri.
Ti proponiamo di lasciarci con una citazione che secondo te condensa più efficacemente quello che tu proponi di trasmettere nel coaching…
“be the change you want to see in the world” è una citazione di Gandhi che significa: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

per scaricare la versione integrale dell’intervista in pdf clicca sotto

http://dl.dropbox.com/u/21695912/ilVeses.pdf

Il Coaching nel Calcio
Alessandro Vianello Mental Coach Milano Modena Belluno Italia Europa

mag 8, 2011
Ale

Severiano Ballesteros Flow Golf Team

Semplicemente una leggenda del golf

http://www.flowgolfteam.com/

apr 27, 2011
Ale

Tanti auguri amore mio

Riccardo Vianello compie oggi 4 anni!!!

Tanti auguri amore mio per il tuo quarto compleanno!!!
Sei il più bel dono che ho ricevuto nella mia vita,
grazie di esistere, sei unico, sei prezioso e sei visto!!!
Ti voglio un mondo di bene,
papà Ale

mar 11, 2011
Ale

Calcio Mental Coach Belluno Modena Milano Alessandro Vianello

Al calciatore che collabora con me offro tutto ciò che può servirgli per esprimersi al meglio dentro e fuori dal campo per un futuro di sicurezza, felicità e successo perché la vita è sempre tutta insieme.

A volte serve essere un Life Coach per sistemare le relazioni sentimentali, a volte serve essere uno Sport Coach che lavora solo sulla prestazione pura per dare il massimo in allenamento e in partita, a volte servono sessioni di Business Coaching per far fruttare gli investimenti del “calciatore azienda” dando tranquillità economica, a volte uno serve essere un Trainer di Comunicazione per preparare a gestire il rapporto con i Media, a volte serve essere il Formatore che migliora la comunicazione con i figli, a volte serve essere un Time Manager per aiutare a dare valore al tempo, a volte serve solo essere un uomo vero che c’è e che sa ascoltare.

Quindi prestazione, allenamenti, partite, carriera .. e anche relazioni con colleghi, staff, società, procuratore, pubblico, Media, famiglia, figli, amici .. e anche gestione del tempo, comunicazione, affari, investimenti, sponsor, formazione, gestione del fine carriera, nuovi ruoli nel calcio .. perché la vita è sempre tutta insieme.

Progetto THOUGHTS BECOME THINGS

SETTORE GIOVANILE
“Stay hungry. Stay foolish.”  Steve Jobs

L’Academy del Chelsea ha individuato che il 95% dei giocatori tra i 16 e i 18 anni ha problemi legati all’aspetto mentale nel gioco: mancanza di coraggio nei contrasti aerei, incapacità di adattarsi a specifiche posizioni tattiche pur avendone le capacità, mancanza di convinzione in partite importanti, eccessivo nervosismo o eccessiva rilassatezza, etc.
Anche tra gli atleti evoluti ci sono tantissimi margini di miglioramento perché 9 su 10 hanno prestazioni inferiori al loro potenziale, con le conseguenze che tutti possiamo notare in termini di risultati economici e sportivi per i club che li hanno ingaggiati.
L’idea è di costruire, anche attraverso di me come Coach, la crescita umana e professionale dei giovani talenti espressi dal settore giovanile favorendone l’inserimento in prima squadra e consegnando loro gli strumenti necessari per vivere con gratitudine, equilibrio, consapevolezza ed entusiasmo gli onori e gli oneri del loro essere calciatori e prima ancora uomini.
Serenità, equilibrio, gratitudine possono fare la differenza per lo sviluppo armonioso della personalità e costituire l’eredità morale delle nuove generazioni.

PRIMA SQUADRA
“L’unica persona che sa se hai vinto o perso sei tu sotto la doccia. Se hai dato tutto hai vinto, se non hai dato tutto hai perso. Il tabellone è un’altra cosa.”
John Wooden

Nella mia esperienza di Coach, lavorando con i calciatori professionisti che mi chiedono collaborazione per aumentare il loro rendimento in campo, ho notato che per portarli al risultato bisogna lavorare molto di più su quello che è fuori dal campo piuttosto che sulla prestazione pura.
Quindi poche sessioni specifiche di sport coaching, alcune di business coaching e molte, moltissime sessioni di life coaching per risolvere quelle situazioni che di fatto condizionano il rendimento sportivo ri-portando serenità, fiducia, sicurezza ed equilibrio nella vita di queste persone.
L’idea è di essere il Coach dei giocatori e delle loro famiglie per tutto quello che è importante per loro nella vita e che può migliorare di conseguenza le loro prestazioni sul campo e la loro attitudine a dare tutto.
L’attitudine a dare tutto è la principale risorsa per vincere.

STAFF TECNICO
Noi vogliamo sapere, per andare dove vogliamo andare, per dove dobbiamo andare.Totò, Peppino e la malafemmena

Tutti sanno che per trasformare i pensieri in cose e gli obiettivi in risultati è necessario scegliere il modo giusto per comunicare le proprie idee.
E dal momento che non si può non comunicare perché tutto è comunicazione, per valorizzare al massimo le proprie risorse e ottenere il meglio diventa determinante la costruzione del giusto packaging per i propri contenuti.
L’idea è di contribuire, anche attraverso il mio lavoro di Coach, a rendere eccellente la comunicazione dello staff verso i giocatori e al suo interno in modo che i messaggi del manager e dei vari assistenti tecnici arrivino così come li hanno mandati.
Migliorare la comunicazione interna significa migliorare le relazioni professionali indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi insieme, velocemente e divertendosi.
E per farlo penso sia importante allestire e mettere in forma anche l’ambiente fisico e gli spazi in cui vive la squadra, in casa e in trasferta, in modo da renderli sempre funzionali ai risultati desiderati e ai comportamenti che si vogliono vedere.

STAFF SANITARIO
“Mente e corpo sono un sistema: la parte più debole del sistema influenza il sistema stesso.” Alessandro Vianello

Purtroppo molto spesso, gli atleti reduci da un infortunio, impiegano molto tempo prima di tornare a giocare agli stessi livelli precedenti l’infortunio pur essendo clinicamente completamente guariti.
Si possono infatti creare inconsciamente e istantaneamente dei blocchi psicologici ed emozionali che rendono molto più lento e difficoltoso il ritorno alla massima forma e alla massima espressione di sé.
L’idea è di contribuire, attraverso il mio lavoro di Coach, ad eliminare tali blocchi psicologici velocemente (con un lavoro di mapping across), ossia ‘portando attraverso’ le giuste sensazioni e i giusti stati mentali, cancellando di fatto tutte le paure, le ancore negative e le scorie psicologiche che si sono prodotte come conseguenza del trauma.
Per una squadra, nel recupero di un atleta infortunato quello che fa la differenza non è il tempo per la perfetta guarigione clinica del giocatore bensì il tempo per il ritorno alla piena espressione del proprio potenziale agonistico.

ESPERIENZE
Calciatori professionisti stranieri ed italiani di A, di B, di Lega Pro e calciatori di Settore Giovanile.
FC Internazionale, AC Milan, US Sassuolo Calcio, F.C. Modena 1912, Monza-Brianza 1912, etc.

Alessandro Vianello Calcio Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa

dic 19, 2010
Ale

Quando vedete le renne volare ..

Babbo Natale sta per arrivare ..

Non solo fanno la slitta volare
e in ciel galoppano senza cadere

Ogni renna ha il suo compito speciale
per saper dove i doni portare

Cometa chiede a ciascuna stella
Dov’è questa casa o dov’è quella.

Fulmine guarda di qui e di là
Per sapere se la neve verrà.

Donnola segue del vento la scia
Schivando le nubi che sbarran la via.

Freccia controlla il tempo scrupoloso
Ogni secondo che fugge è prezioso.

Ballerina tiene il passo cadenzato
Per far che ogni ritardo sia recuperato.

Saltarello deve scalpitare
Per dare il segnale di ripartire.

Donato è poi la renna postino
Porta le lettere d’ogni bambino.

Cupido, quello dal cuore d’oro
Sorveglia ogni dono come un tesoro.

Quando vedete le renne volare
Babbo Natale sta per arrivare.

dic 15, 2010
Ale

Coach Alessandro Vianello Milano Modena Belluno Corriere delle Alpi

Lavorando come Coach in provincia di Milano, di Modena, di Belluno e in tutta Italia è sempre piacere quando ci si può fermare per un momento per raccontare le proprie esperienze e i successi dei propri clienti. Ecco la mia intervista al Corriere delle Alpi di Belluno del 12 dicembre 2010, firmata Michela Fregona.

VIANELLO, ALLENATORE DI CERVELLI

Lui dice: «Il cervello va allenato tanto quanto il fisico». E a me vengono in mente, in sequenza: Buddha, i monaci asceti e qualche maestro zen, nella sua imperturbabilità zen, in tenuta zen da manga giapponese.  Invece no. Niente fontane di bambù, niente giardini di sabbia, zero carpe.  La disciplina dell’allenamento mentale – Programmazione Neuro Linguistica – e le sue tecniche di applicazione – ovvero il coaching – viene tutta dal Nuovo Mondo, e da cinquant’anni, ormai, si esercita in declinazioni tra le più svariate.  Alessandro Vianello, che dal 2005 lavora tra Belluno, Sassuolo, Perugia, Modena, Milano, e in un’altra manciata di città italiane, ha privilegiato la via dello sport.  Che cos’è il coaching? «E’ un lavoro che mette in moto le risorse della persona: sfrutta la memoria delle sensazioni positive che vengono vissute. In pratica, per il cervello non c’è differenza tra quello che vive e la realtà. Ogni sensazione determina una traccia nervosa. E ogni traccia lascia memoria. Bisogna allenare il cervello a selezionare, nella prestazione, le memorie positive: le sensazioni del successo già vissuto, e ripeterle. Per questo è un allenamento: più ripeto, più facile è fare».  Il primo risultato importante? «La vittoria nel Campionato Europeo di tennis giovanile: Giulio Mazzoli aveva 14 anni, quando l’ho conosciuto, ed era classificato duecentocinquantesimo su 500 tennisti. Per accedere al tabellone principale, è partito dalle qualificazioni. Alla fine ha vinto il torneo».  Il suo palmares conta sette titoli in quattro sport diversi in tre anni: tutti campioni? «A dire il vero, ho lavorato sempre con persone che, per quanto promettenti, non avevano mai fatto grandi risultati. E questo, se possibile, mi dà ancora più soddisfazione».  Chi si rivolge a un coach? «Nel caso di ragazzi giovani, spesso sono genitori che hanno sentito parlare di questa tecnica. Il lavoro che ho fatto più recentemente, ad esempio, è quello con Riccardo Michelini: un ragazzo poi che ha vinto il Campionato Italiano Match Play di golf under 18 ed è andato agli Europei con la nazionale. E’ stato suo padre a contattarmi: per il ragazzo, il golf era il suo sogno. Ma la famiglia non aveva possibilità economiche. Oggi Riccardo ha ricevuto una borsa di studio di 50.000 euro in Spagna è stato convocato in nazionale ed è andato agli Europei. Quello che ha fatto, lo ha raggiunto solo grazie ai suoi risultati».  E’ proprio al golf che lei sta rivolgendo il suo lavoro, ultimamente. «Sì: attraverso Riccardo ho conosciuto Federico Bisazza, giocatore e maestro. Con lui abbiamo fondato Flow Golf Team: una collaborazione per portare i giocatori a esprimersi meglio attraverso il divertimento. Solo quando ti diverti veramente puoi esprimere il meglio di te».  E poi c’è il coaching di gruppo… «Sì: una esperienza che mi ha accompagnato a fianco della squadra del volley femminile di Sassuolo nella promozione dalla serie A2 alla A1. E poi a Perugia, in A1, sono stato al servizio del capo allenatore Gianni Caprara, per amplificare l’unione della squadra e dello staff. Il tutto unito a un coaching individuale mirato alle prestazioni delle varie giocatrici. Una esperienza forte».  Quale è la difficoltà che incontra più spesso? «Demolire le convinzioni limitanti. Le convinzioni sono sopra le capacità: se uno è convinto di non farcela, avrà delle prestazioni in linea con il suo convincimento. Perchè la prestazione sarà un evento emotivamente segnato».  Un esempio? «Un caso che mi è capitato: un calciatore delle giovanili di Modena, in una partita, andando a colpire di testa aveva dato una capocciata e si era fatto male. Da quel momento in poi non ha più voluto, nei contrasti, colpire di testa: per uno alto un metro e ottantacinque, ovviamente, risultava una limitazione grossissima. Come avere una Ferrari e andare in prima: in pratica era guarito fisicamente, ma il suo cervello conservava la memoria del trauma, e lo bloccava per la paura di farsi male. Abbiamo fatto un lavoro di ristrutturazione: oggi è già stato opzionato da alcune squadre professionistiche».  Ma il coaching è una moda? «Credo che non ci sia nulla di nuovo nel coaching e nella Pnl: hanno solo trovato dei modelli e degli schemi che possono essere applicati da tante persone».  Non c’è un rischio etico? «Intendiamoci: il coaching non è la psicologia. Non ci sono domande sul perchè. E’ un processo generativo: parti dai risultati, dài risposte su come fare, sulla prestazione. Oggi esistono molte persone che fanno questo lavoro, in tutto il mondo. In Italia ci si sta muovendo con un po’ di ritardo, ma altrove il preparatore delle menti, per gli atleti, è una figura che non ha nulla di nuovo».  Non riesco a trattenermi: chissà cosa sarebbe stato di quel rigore di Baggio, ai Mondiali, con un coach dietro.
Vianello, allenatore di cervelli .. sul sito del Corriere delle Alpi

IL LABORATORIO ITINERANTE PER I BAMBINI
il progetto prima a Belluno, ora è a Sassuolo

Il numero zero lo ha fatto in aprile, a Belluno. Poi il Comune di Sassuolo gli ha commissionato il bis, e l’adesione ha superato di gran lunga le aspettative. E, l’anno prossimo, si torna a replicare. E’ così che “Per i nostri figli” è diventato un vero e proprio laboratorio itinerante. Scopo del gioco: comunicare con i piccini (e i meno piccini) senza finire nelle macerie emotive lasciate in eredità, in ciascuno di noi, dalle generazioni precedenti.  «L’idea – racconta Alessandro Vianello – mi è nata quando sono diventato padre io stesso e ho cominciato a comunicare con mio figlio Riccardo. Ho seguito un corso adulti-bambini legato ad applicazioni del lavoro di coach, e ho iniziato a riflettere, così come possiamo fare tutti, sulla maniera in cui siamo stati educati. Su quello che siamo e sulle rappresentazioni che ci vengono indotte di noi stessi: fare differenza tra identità e comportamenti, di un bambino o di un ragazzo, è fondamentale».  La parola chiave, secondo il coach, è tranquillizzare.  «Se i bambini sono tranquilli, il loro processo di crescita è più veloce: stanno meglio. E, di conseguenza, stiamo meglio anche noi. Il bambino si sente visto sempre. Sembra una sciocchezza, ma le parole sono veramente importanti; quanti di noi, quando portavano a casa i voti, si sentivano chiedere: e gli altri, come sono andati? La nostra identità c’è sempre stata, a prescindere dai compagni di classe, eppure…».  Anche nel rapporto con i figli, il laboratorio invita al divertimento: «E’ proprio una questione chimica – conclude Alessandro Vianello – quando ci divertiamo secerniamo dei succhi che favoriscono il lavoro delle sinapsi; per questo arriviamo più velocemente alle soluzioni: il divertimento è un neurofacilitatore. Non bisogna dimenticare che ogni lavoro sull’identità dà una risposta di tipo emozionale: quando si comunica facendo coincidere quello che il bambino ha fatto e quello che il bambino è (con la classica frase “Sei cattivo”, per esempio) si lavora proprio al contrario. E al bambino viene voglia di scappare. O di attirare ancora di più l’attenzione su di sé. In un caso che ho seguito, per esempio, la situazione era paralizzante: il padre e la madre erano costretti a restare a scuola quando il figlio era in classe perchè, se si allontanavano, lo prendevano delle crisi di panico. Era una dinamica di comunicazione che non permetteva uscita». (mi.fr.)
Il laboratorio itinerante per i bambini .. sul sito del Corriere delle Alpi

UNA TESI IN SCENOGRAFIA SUL CENTRO GIOVANI

Architetto. Anzi: coach. Il primo passo di Alessandro Vianello nel mondo del coaching parte da molto lontano: con la laurea in Architettura all’Università di Venezia, nel 2000. «Una tesi in sceneggiatura – racconta – su come l’ambiente condiziona i comportamenti, seguendo più di un anno di vita del Centro Giovani di Borgo Pra e costruendone un filmato. Non me ne sono reso conto subito, ma c’era già molto del mio lavoro, in quegli studi: oggi so che si ottengono grandi risultati quando si lavora sull’ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione». Al coaching vero e proprio Alessandro Vianello si avvicina nel 2004, all’interno di un corso di abilitazione di III grado per allenare squadre: «Ho iniziato a studiare e a seguire corsi fino a diventare Licensed Npl Coach a livello internazionale e italiano con Richard Bandler, il co-inventore della Programmazione Neuro Linguistica». (mi.fr.)
Una tesi in scenografia sul centro giovani .. sul sito del Corriere delle Alpi

Alessandro Vianello Mental Coach Belluno Modena Milano Italia Europa Mondo.

mag 7, 2010
Ale
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Strategia

“La strategia non è un programma dettagliato o un programma di istruzioni; è piuttosto un tema unificatore che conferisce coerenza e unicità di direzione alle azioni e alle decisioni di un individuo o di un’organizzazione.”
ROBERT M. GRANT, L’analisi strategica per le decisioni aziendali, Il Mulino, Milano, 2006, pag.15

gen 17, 2010
Ale
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Lie to me

“Torres, se vuoi continuare a lavorare qui, è bene che accetti il fatto che il tuo talento non appartiene solo a te.
Dr. CAL LIGHTMAN

gen 7, 2010
Ale
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Noi saremo amici per sempre

WALT DISNEY PRODUCTION, Red e Tobi, Usa, 1981

Pagine:12»

Alessandro Vianello

Si ottengono i migliori risultati quando si lavora bene sull'ambiente, sulle relazioni e sulla prestazione.

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Lo Sport, le Piccole e Medie Imprese, la Comunicazione adulto-bambino, i Clown Dottori.

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