Bello o brutto

“Bello o brutto, un film assomiglia sempre a colui che ne firma la realizzazione e, nel peggiore dei casi, ci troveremo di fronte al film di un signore che non ha diretto gli attori, non ha collaborato alla sceneggiatura e non ha deciso le angolazioni.”
FRANCOIS TRUFFAUT, Il piacere degli occhi, Marsilio, Venezia, 1988, pag. 13
A mio parere il regista è l’unico elemento della troupe cinematografica che non ha il diritto di lamentarsi o di credersi maltrattato; è lui che deve conoscersi abbastanza bene da potersi stimare nel giusto valore e decidere se è in grado di subire limitazioni volgendole a proprio vantaggio (a vantaggio del film naturalmente) o se quelle limitazioni potranno diventare delle concessioni che, in quanto tali, nuoceranno al risultato.
Troppi registi ormai hanno preso l’abitudine di giustificare la mediocrità dei loro film con le eccessive esigenze del produttore.
Jean Renoir, invece, non concepisce di lavorare senza tener conto del parere di tutti quelli che gli stanno attorno; ama con passione i mestieri legati allo spettacolo, gli attori, i tecnici; accetta volentieri, dietro suggerimento del produttore, di utilizzare questo o quell’attore famoso a cui, del resto, offre l’occasione d’interpretare il ruolo migliore; discute volentieri sul soggetto con i finanziatori e con gli interpreti, accettando le più diverse argomentazioni; tiene conto di tutte le esigenze e ha riguardo per la suscettibilità di ciascuno; ogni suo collaboratore avrà la sensazione di aver fatto trionfare il suo punto di vista anche se il risultato sarà “puro” Jean Renoir, qualcosa di caloroso, vivace, intelligente e rigorosamente inimitabile.
Grazie Francois per avermi ricordato cos’è la leadership.
RICHARD TANDY

