La mia vita intera
“Quando la macchina mi dà l’immagine che io voglio, potrei benissimo buttarla via, perché non ho nessun amore per il mezzo meccanico; questo anche se amo la mia macchina e so che, quando si romperà definitivamente, smetterò di fotografare. Sono sicuro che finirà così, perché io sono nato con lei e con lei voglio consumare quest’idea di una vita fuori dai soliti binari; quando mi accorgerò che la macchina si è rotta vorrà dire che si è rotto qualcosa in me.
Quindi, insomma, di tecnica non conosco niente. Io so che accade qualche cosa davanti ai miei occhi e qualcosa dentro di me, e non so come fermarla. So che mi hanno dato questa macchina fra le mani, con lei posso fermare questo qualcosa in un’immagine. Perché è così facile fotografare! Non c’è niente di difficile, basta non chiedersi troppe cose”.
MARIO GIACOMELLI, LA MIA VITA INTERA, a cura di Simona Guerra, Bruno Mondadori, 2008, pag 41
Uno dei più importanti fotografi italiani, Mario Giacomelli, racconta una cosa per me molto importante: la tecnica non è il fine ultimo, fotografare, raccontare, questo è il motivo che spinge a prendere la macchina fotografica.
In un’epoca pervasa dai gadget, dagli optional che nessuno usa, dal possedere mezzi e strumenti potenti, la poetica del gesto, dello sguardo, dell’emozione sta svanendo, passa in secondo piano sostituita dalle infinite possibilità offerte dalla tecnologia.
E’ per questo che oltre alla mia macchina digitale, sto acquistando vecchi pezzi della memoria, polaroid prodotte negli anni della mia nascita, scatole geniali che limitano le nostre possibilità tecniche ma fanno riemergere la forza dello sguardo, dell’inventare una storia attraverso le immagini.
Buoni scatti
Alberto

